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L'Europa: la "bella addormentata" nel nuovo (dis)ordine mondiale

Aggiornato il: mar 31

(di Edoardo Crivellaro)

Fonte: https://www.pinoyscoop.website/china-presses-europe-for-anti-us-alliance- on-trade/

“L’Europa si volge al suo interno proprio mentre la ricerca di un ordine mondiale affronta una fase critica. Si trova, quindi, sospesa tra un passato che cerca di superare e un futuro che non ha ancora definito”. Così Henry Kissinger sintetizzava la situazione del nostro continente nel suo celebre saggio “Ordine Mondiale”.

L’Europa, nonostante una narrativa che la descrive come sempre più secondaria e marginale, continua ad essere oggi e sarà nel tempo visibile il luogo dove si determineranno le gerarchie e i rapporti di forza tra le grandi potenze. Il Vecchio Continente rimane infatti la regione più importante del pianeta in termini di capacità, benessere diffuso, stabilità e geografia, essendo inevitabilmente oggetto degli interessi e delle ambizioni di #Cina e Stati Uniti. Consapevoli che soltanto il controllo dell’#Europa sancisce il primato geopolitico, Washington e Pechino giocano una partita fondamentale del loro scontro proprio in terra europea, destrutturato e sfilacciato campo di competizione tra le due principali potenze mondiali. Duello che ci rende importanti, ma anche in grado di travolgerci definitivamente.

1. L’Europa per gli USA

Innanzitutto è necessario chiarire fin da subito che l’#Europa è ancora nella totale disponibilità degli Stati

Uniti, è provincia a statuto speciale dell’impero americano.

Il processo di integrazione europea è stato essenzialmente un’invenzione statunitense, concepito al termine della Seconda Guerra Mondiale. Il motore del processo stesso risiedeva infatti nella volontà americana di costituire un blocco coeso, meglio gestibile di un insieme disordinato, da contrapporre al fronte sovietico. La funzione di #NATO e #UE per gli Stati Uniti è stata e resta(con qualche difficoltà) plasticamente rappresentata nel principio: America dentro, #Russia fuori e #Germania sotto.

Questa veste di federatore dell’Europa a Washington è stata dismessa da alcuni anni, in favore di un ruolo di disturbatore dell’architettura comunitaria. Cosa è cambiato? Fondamentalmente gli Stati Uniti hanno cominciato a considerare il processo di integrazione europea come troppo funzionale agli interessi della Germania, contro il quale lo stesso processo era stato concepito. Le scaramucce tra Berlino e Washington vanno avanti da anni e precedono Trump: basti pensare al caso Snowden, alle critiche di Obama verso l’austerity tedesca, alle spese sulla difesa, al “Fuck the EU!”(tradotto “Fuck Germany!”) di Victoria Nuland sul dossier Ucraina, alle divergenze sull’accordo con l’Iran, al controverso gasdotto Nord Stream 2 ed ai minacciati e incombenti dazi contro l’industria tedesca. Inoltre gli strateghi americani guardano con sospetto le velleità autonomiste della #Germania manifestate più volte dalla Merkel, in considerazioni di questo genere: “Ormai non possiamo più contare sulla protezione statunitense. L’#Europa deve occuparsi del proprio destino”. [1] La cancelliera interpreta un’ostilità sempre più marcata della società stessa: secondo una rilevazione del Pew Research Center riportata nella tabella sottostante, per il 72% dei cittadini tedeschi la Germania dovrebbe avere una politica estera più indipendente dagli Stati Uniti.

Tuttavia non bisogna concludere che gli #USA vogliano distruggere l’Europa, mossa che si rivelerebbe suicida. Il controllo dell’Europa è infatti sostanza dell’impero americano e, nonostante retorici più che reali “pivot to Asia”, la presenza statunitense nel continente europeo rimane massiccia ed è addirittura aumentata negli ultimi tempi. [2] Quindi, in sintesi, l’interesse americano è un continente più disordinato ma stabile e pienamente incardinato nella loro sfera di influenza.


2. L’Europa per la Cina

La #Cina coglie il desiderio di relativa autonomia da Washington di alcuni Paesi europei e cerca di inserirsi, offrendo ciò che popoli in dimensione post storica – dediti esclusivamente al commercio, affamati di investimenti esteri e disabituati al ragionamento strategico – considerano più importanti: le opportunità commerciali. In questo senso vanno interpretate le adesioni di Paesi come Portogallo, Grecia, Italia e numerosi Stati balcanici e dell’Europa centro-orientale al progetto delle Nuove Vie della Seta. Questo programma di Pechino viene venduto come essenzialmente economico, mascherando così la sostanza geopolitica di una contro-globalizzazione cinese al modello americano. In Cina infatti la crisi economico-finanziaria occidentale del 2008 è stata uno shock positivo: le élite cinesi hanno compreso che l’Occidente non poteva più essere un riferimento e che un’alternativa era non solo possibile ma desiderabile. Pechino oggi intende quindi usare la leva economica, attraverso investimenti e

acquisizioni, e quella tecnologica, tramite l’offerta di servizi #5G più avanzati e ad un costo inferiore rispetto alle controparti europee e statunitensi, per separare i Paesi europei dal patron americano e inserirli nella propria sfera di influenza geo-economica, poi (forse) geopolitica. Il Dragone rimane un paese auto-centrato che si espande non per conquista, ma per osmosi. L’obiettivo di Pechino non è quindi quello di destabilizzare o dividere l’Europa, bensì quello di infiltrarla dall’interno sfruttando i ventri molli del sistema.

La #Cina è tuttavia conscia di non poter minare completamente il legame securitario (e non solo) tra i Paesi europei e gli #USA, ma ritiene che il Vecchio Continente possa tornargli utile come valvola di sfogo per le proprie merci/servizi e come leva negoziale al tavolo delle trattative con Washington. Le partite strategiche del Dragone, da Taiwan al Mar Cinese per finire con Hong Kong e lo Xinjiang, si giocheranno infatti in Estremo Oriente e non in Europa.

Fonte: Limes

3. L’Europa per se stessa

Parlare di interesse dell’Europa comporta già un pericoloso fraintendimento: considerare l’#Europa un soggetto geopolitico, cosa che ovviamente non è. In Europa contano ancora, sebbene troppo a lungo ci sia illusi del contrario, gli Stati-nazione con i relativi interessi nazionali. Il processo di integrazione europea è in grande crisi, essendo venuti a mancare il federatore e il nemico comune che ne costituivano l’esoscheletro. La #Germania, potenza economica del continente e unico (im)possibile perno del sistema, vive una fase di confusione e smarrimento, non sapendo cosa fare da grande. Rifiuta l’onere della leadership geopolitica del continente, preferendo mantenere l’attuale status quo e rigettando proposte di riforma dell’Unione e di ridiscussione del suo modello di sviluppo economico. Inoltre la #Germania di oggi non è più quella che promosse l’integrazione comunitaria: si è unita generando uno squilibrio nel sistema europeo di cui spesso ci si dimentica. Infine la competizione tra Stati, sebbene non sia mai scomparsa, sta riemergendo prepotentemente nel continente e nel pianeta. Molti paesi europei sono convinti che loro vacanza dalla storia possa proseguire ancora, scambiando uno stato temporaneo come una situazione definitiva. Aveva ragione Orwell quando sosteneva che “per vedere quello che abbiamo proprio davanti agli occhi serve uno sforzo continuo”.

Un’#Europa che non riesce ad esprimere una guida interna si espone inevitabilmente all’influenza di vettori esterni, sui quali non ha controllo. E’ necessario puntualizzare che la Cina non potrà mai sostituire gli Stati Uniti come potenza leader tout court in Europa. Come affermato da Germano Dottori, docente di Studi Strategici alla Luiss: “Non esiste un’Europa integrata costruibile contro gli Stati Uniti o antagonista rispetto agli Stati Uniti. L’Europa o è atlantica oppure non è, si disfa”. [3]

A queste latitudini si fatica inoltre a comprendere che lo scontro tra Stati Uniti e #Cina è destinato a durare ed inasprirsi; ci potranno essere tregue temporanee, ma una pace definitiva nel medio termine è puro wishful thinking. Ci aspetta il decoupling industriale, tecnologico e degli investimenti, che smaschererà definitivamente l’illusione di catene del valore globali indistruttibili e immutabili. Nel mondo di oggi difesa e sicurezza stanno rivendicando il loro primato sull’economia aperta e deregolamentata; il capitalismo di Stato, e non il capitalismo contro lo Stato o indipendente da esso, sta gradualmente riemergendo.

Fino ai primi anni Duemila, numerosi commentatori e analisti vedevano un’Europa superpotenza lanciata verso un futuro di integrazione completa, di superamento definitivo degli Stati nazionali e di affratellamento dei popoli in vista di un destino comune da affrontare a braccetto. Oggi, al contrario, anche un difensore del progetto europeo come George Soros arriva a dire che, se le cose non dovessero cambiare, “l’Unione Europea farà la stessa fine dell’Unione Sovietica nel 1991”.[4] Della visione fideistica dell’Europa come mito, in grado di pacificare kantianamente il continente e di esaltarne le

virtù, non c’è più traccia.

4. Conclusioni

L’Europa è vaso di coccio tra vasi di ferro, oggetto e non soggetto della geopolitica mondiale, epicentro del nuovo disordine mondiale, boccone appetitoso per chiunque ambisca ad essere sazio di gloria e potenza. Come minimo, se vuole evitare di essere travolta dalla Storia che sta tornando, deve svegliarsi dal sonno strategico profondo degli ultimi decenni e acquisire la consapevolezza che il mondo di domani sarà molto diverso da quello di ieri. Le bussole usate fino ad ora si sono smagnetizzate: urge aggiornare le coordinate, pena il rimanere intrappolata in una selva pericolosa e popolata da attori che le coordinate le hanno belle chiare, e le perseguono con forza.

In proposito, Sigmar Gabriel, ex Presidente del Partito Socialdemocratico di #Germania (SPD) e Ministro degli Esteri tedesco, ha eccellentemente descritto lo stato attuale: “In un mondo di carnivori geopolitici, gli europei sono gli ultimi vegetariani. Senza il Regno Unito diventeremo vegani. Poi, una preda”. [5]


BIBLIOGRAFIA

H. KISSINGER, Ordine Mondiale, Milano, 2015.

LIMES, AntiEuropa l’Impero Europeo dell’America, Roma, 2019. I. KRASTEV, Gli Ultimi Giorni dell’Unione, Roma, 2019.

[1] https://thehill.com/homenews/administration/387067-merkel-europe-cant-count-on-us-to-protect-us-

anymore

[2] https://www.theatlantic.com/politics/archive/2019/06/trump-plans-send-1000-troops-poland/591562/ [3] https://open.luiss.it/2019/02/26/perche-non-puo-esistere-uneuropa-unita-in-contrapposizione-con-gli- stati-uniti/

[4] https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/feb/12/eu-soviet-union-european-elections- george-soros

[5] https://twitter.com/RaphaelleBacque/status/1093056266518302720

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