L’accesso ai vaccini Covid in America Latina

Aggiornato il: feb 25

di Carmen Forlenza

Figura 1: Washington, quartier generale dell'Oms (Ansa/Epa/Lesser)

1. Introduzione


A fine maggio 2020, l’OPS[1] aveva dichiarato che l’America Latina e i Caraibi erano diventati il nuovo epicentro mondiale dell’epidemia, con 15 milioni di casi confermati e più di 500.000 morti alla fine dell’anno.


L’accesso al vaccino, così come gli effetti sociali e sanitari del Covid, è strettamente legato alle condizioni economiche di partenza dei singoli Paesi. Nelle dichiarazioni ufficiali, tutti i leader internazionali sottolineano la necessità etica del vaccino come “bene pubblico globale”, ma poi Stati e industrie farmaceutiche sono in competizione accanita tra loro.


Le nazioni più ricche, Stati Uniti e Paesi europei in testa, sono impegnati in una corsa all’accaparramento dei vaccini, ignorando gli impegni internazionali presi tramite l’iniziativa COVAX, per un accesso equo a livello mondiale. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Ghebreyesus, ha preannunciato il rischio di “una catastrofe per tutto il pianeta, visto che giovani e adulti sani della parte più ricca della Terra saranno vaccinati prima di infermieri e anziani di quella meno abbiente”.

Figura 2: Durante una manifestazione per le vittime del Covid, a Brasilia, una partecipante tiene un cartello con scritto ''vaccini ora'', Brasile (Adriano Machado/Reuters)

Secondo stime derivate dai dati ufficiali sugli acquisti governativi, i Paesi ricchi avranno a disposizioni dosi sufficienti per vaccinare quasi tre volte la loro intera popolazione, mentre nei Paesi a basso reddito 9 persone su 10 rischieranno di restare escluse dall’immunizzazione.


Anche i Paesi latinoamericani, che avevano sostenuto compatti l’iniziativa COVAX, sono stati trascinati in questa dinamica della competizione, scontando grosse disparità economiche tra Stati, e rincorrendo alleanze strategiche con le imprese produttrici di vaccini.

2. La piattaforma COVAX


Il COVAX è un meccanismo diretto dall’alleanza per i vaccini GAVI[2], dall’OMS e dalla coalizione internazionale CEPI[3], per assicurare una distribuzione equa ai vaccini, in tutto il mondo. L’obiettivo principale è fornire, entro la fine dell’anno, 2 miliardi di dosi di vaccino anti Covid, gratuitamente o a “prezzi politici” molto agevolati.

Figura 3: Immagine tratta da materiale informativo OMS sulla distribuzione del vaccino

Il braccio operativo del COVAX in America Latina è l’OPS, che gestirà l’approvvigionamento attraverso il suo Fondo Rotativo[4]. A dicembre, il vicedirettore, Jarbas Barbosa, ha dichiarato che 10 Paesi[5] dell’America Latina riceveranno gratuitamente il vaccino. Si tratta di Paesi scelti in base al tasso di povertà, o per le difficoltà di accesso al vaccino legate alla ridotta popolazione.


Tre dei nove vaccini del portafogli COVAX , sono arrivati all’ultima fase di sperimentazione: il farmaco di Moderna e di Astra Zeneca-Oxford, (già approvato da enti come l’agenzia europea del farmaco-EMA), e quello di Novavax[6]. Tuttavia, come dichiarato da Barbosa il 21 gennaio, a Tegucigalpa, Honduras, COVAX inizierà la distribuzione dei vaccini con i farmaci acquistati dall’azienda Pfizer, tra marzo e aprile 2021.


Tutti i Paesi dell’America Latina hanno aderito al COVAX, con un investimento complessivo di 1 miliardo di dollari di anticipo, tranne Cuba, con cui esiste un accordo non vincolante, e il Venezuela, che ha tempo fino al 15 febbraio per versare l’importo corrispondente alla quota di adesione[7].


L’iniziativa si è progressivamente indebolita, a causa dei contratti diretti, tra le nazioni più ricche dell’area e le aziende farmaceutiche. Privi di informazioni chiare sulle tempistiche della fornitura e sulle quantità disponibili di vaccini, diversi Stati hanno puntato sugli accordi bilaterali, mentre quelli che non hanno le risorse per farlo saranno gli ultimi a iniziare le campagne vaccinali.


3. La sperimentazione cubana


Il più promettente dei 4 vaccini sperimentali di Cuba è il Soberana 2, che si prevede possa entrare nella fase 3[8] a marzo con 150.000 volontari. La OPS, che segue le sperimentazioni dalla sede di La Havana, è disponibile, in caso di esito positivo, a prequalificare il vaccino e permetterne la distribuzione in altri Paesi latinoamericani, attraverso il fondo rotativo.


I ricercatori dell’Istituto Finlay hanno dichiarato di avere la capacità di fabbricare cento milioni di dosi, entro la fine dell’anno. L’obiettivo di Cuba è lanciare la campagna nazionale di vaccinazione, entro il primo semestre del 2021 e, una volta vaccinata la popolazione cubana, mettere il vaccino a disposizione di altri Paesi dell’area gratuitamente.


Vicente Verez, direttore del Finlay, ha dichiarato che “ il vaccino sarà gratuito e la strategia dietro la sua commercializzazione sarà improntata a ‘creare salute’, mentre il fine economico non sarà prioritario”. Senza dimenticare che Cuba è un regime autoritario, che non rispetta il pluralismo politico, l’idea che, in caso di successo, Cuba rifiuti l’opportunità di tranne profitto dalla distribuzione del farmaco, potrebbe far riflettere le democrazie occidentali sulla garanzia di un diritto fondamentale, come l’accesso alle cure senza distinzione di reddito, e sulle possibilità concrete di un modello di vaccino pubblico.

Figura 4: Il presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel all’istituto Finlay, ottobre 2020. (Estudios Revolución)

Confidando nel successo del farmaco, la vicepresidente del Venezuela Delcy Rodriguez, in visita a La Havana, ha dichiarato che il vaccino cubano sarà il vaccino dell’ALBA[9], e il Venezuela metterà a disposizione le sue capacità produttive per i Paesi del gruppo. L’isolamento, infatti, potrebbe comunque rendere estremamente difficile per Cuba, acquistare le materie prime necessarie per una produzione dei vaccini su larga scala.


4. La corsa ai vaccini


Nonostante l’adesione al COVAX, gli Stati dell’area che avevano le risorse per farlo, hanno negoziato accordi bilaterali con le aziende produttrici dei vaccini. Messico, Cile e Costa Rica, non a caso i Paesi più ricchi dell’area, hanno acquistato dosi Pfizer ed iniziato la campagna di vaccinazione il 24 dicembre del 2020. Pochi giorni dopo è toccato all’Argentina, ma con dosi del vaccino russo Sputnik V.


Il 17 gennaio, in Brasile, il governatore dello Stato di Sao Paolo, João Doria, ha avviato le vaccinazioni con il farmaco della cinese Sinovac[10]. Le dosi erano state negoziate personalmente, in disaccordo col presidente Bolsonaro, prima scettico sulle vaccinazioni, poi orientato verso AstraZeneca.


Il 21 gennaio, l’Ecuador ha iniziato le vaccinazioni col farmaco Pfizer. Il Perù, che ha partecipato alla sperimentazione del farmaco cinese della Sinopharm, dovrebbe riceverne un milione di dosi per cominciare la campagna di vaccinazioni in marzo. Panama e Colombia, non hanno ancora iniziato le campagne, ma hanno acquistato dosi del vaccino Pfizer. La Bolivia ha ricevuto le prime dosi del farmaco russe il 28 gennaio.

Figura 5: Dosi di vaccino amministrati ogni 100 persone in America, al 5 febbraio (Our World in Data)

In Venezuela i fondi necessari per i vaccini sono al centro di una disputa tra esecutivo e opposizione[11]. Il Paese, che potrebbe rientrare nella piattaforma Covax, saldando il debito con l’OPS, confida anche nel vaccino russo, per poter avviare le vaccinazioni entro la fine del primo trimestre di quest’anno, e spera nello sviluppo di quello cubano.

La Repubblica Dominicana ha acquistato milioni di dosi da AstraZeneca e Pfizer, e pianifica la campagna di vaccinazione per marzo, mentre gli altri Paesi dell’area non hanno dichiarato ufficialmente alcuna negoziazione o acquisto.


5. Conclusioni


“Più aspettiamo a garantire vaccini, test e trattamenti a tutti i paesi, più rapidamente il virus si espanderà, più il rischio delle varianti del Covid crescerà, più aumenterà il pericolo che i vaccini di oggi diventino inefficaci. E più difficile sarà uscirne per tutti i Paesi”, ha dichiarato l’OMS.

Figura 6 Previsioni sulla fine delle campagne vaccinali, con l’immunizzazione della popolazione (ISPI su dati Economist Intelligence Unit)

In America Latina, i Paesi più ricchi stanno negoziando un portafoglio diversificato di vaccini. L’obiettivo è rifornirsi dei farmaci disponibili nel minor tempo possibile, per iniziare con urgenza le campagne di vaccinazione. Gli altri Paesi si affidano pressoché esclusivamente all’iniziativa COVAX.


Stati Uniti e Unione Europea hanno monopolizzato la stragrande maggioranza delle dosi di vaccino di Pfizer e AstraZeneca producibili nei prossimi mesi, e le dosi acquistate da alcuni Paesi latinoamericani, molto probabilmente, saranno sufficienti solo per iniziare le campagne di vaccinazione. Chi può, negozia l’acquisto di 2, 3 o 4 farmaci diversi, per poterle poi proseguire.


L’Argentina ha trasmesso ai Paesi interessati allo Sputnik un dossier tecnico[12], prodotto da una delegazione governativa in visita in Russia[13]. Altri, avevano deciso di partecipare alle sperimentazioni di vaccini cinesi, prospettando una produzione in loco, come l’Istituto Butantan di San Paolo, che spera di poter produrre il vaccino CoronaVac della Sinovac, o di avere in cambio un preacquisto di dosi, come il Perù con il vaccino dell’impresa Sinopharm.


Il meccanismo COVAX sarà fondamentale per assicurare la vaccinazione del personale sanitario, nei Paesi incapaci di investire nelle negoziazioni con le imprese. La sperimentazione del vaccino cubano merita attenzione, perché in caso di successo, potrebbe giocare un ruolo importante nella regione, quando vaccinato il personale sanitario, bisognerà immunizzare il resto della popolazione.


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Note


[1] L’OPS, o PAHO nella sigla in inglese, è l’Organizzazione Panamericana per la Salute, uno dei centri regionali dell’OMS, che si occupa di coordinare le iniziative sanitarie nella regione. Tutti gli Stati di America Latina e Caraibi ne sono affiliate. [2] Si tratta di una alleanza di soggetti pubblici e privati, allo scopo di migliorare l'accesso all'immunizzazione per la popolazione nei Paesi a basso reddito. Vi partecipano governi di paesi in via di sviluppo e paesi donatori, l’OMS, UNICEF, la Banca Mondiale, l'industria di vaccini in paesi industriali e in via di sviluppo, la società civile, la Fondazione Bill & Melinda Gates e altri benefattori privati. [3] CEPI è la coalizione internazionale per le innovazioni in materia di preparazione alla lotta contro le epidemie. È una Fondazione che raccoglie donazioni dal pubblico e dal private per finanziare progetti di ricercar indipendente per lo sviluppo di vaccino contro le malattie infettive emergenti. [4] 41 Paesi e territori di America Latina e Caraibi finanziano il Fondo per poter realizzare acquisti congiunti di vaccini e materiale sanitario approfittando di economie di scala e poterli distribuire nei Paesi a prezzi più bassi. Il fondo è nato nel 1977. [5] Si tratta di: Bolivia, Dominica, El Salvador, Granada, Guyana, Haiti, Honduras, Nicaragua, Santa Lucia e San Vicente e Granadinas. [6] 2 sperimentazioni sono state interrotte e altri 4 vaccini sono in fasi diverse della sperimentazione. [7] Per aderire al COVAX ed usufruire delle dosi ad essa riservate, il Venezuela dovrà pagare il debito di 11 milioni di dollari che ha accumulato con il Fondo Rotativo. [8] Fasi di sviluppo di un vaccino: a) Fase preclinica, b) Fase 1 safety trials per testare sicurezza e dosaggio in un numero limitato di persone; c) Fase 2 expanded trials: somministrazione a centinaia di persone per testarne la sicurezza e verificare l’esistenza di reazioni avverse; d) Fase 3 efficacy trials : somministrazione a migliaia di persone per determinare l’efficacia del vaccino, in comparazione con volontari che hanno ricevuto un placebo. [9] ALBA Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America è un organismo di integrazione regionale fondata nel 2004, promossa da Cuba e Venezuela, in opposizione al progetto dell’ALCA Area di libero commercio delle Americhe, promossa dagli Stati Uniti. L'aggettivo "bolivariana" fa riferimento Simón Bolívar, eroe della liberazione di diversi paesi sudamericani dal colonialismo spagnolo. Oggi ne sono membri: Antigua e Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominica, Grenada, Nicaragua, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine e Venezuela, con Santa Lucia, Suriname e Haiti membri in fase di incorporazione. [10] Il vaccino cinese Sinovac è attualmente nell’ultima fase di sperimentazione in contemporanea in Brasile, Turchia e Indonesia. [11] Il governo di Maduro si dichiara a corto di fondi per l’approvvigionamento di vaccini e impossibilitato a chiedere prestiti alle banche occidentali a causa delle sanzioni statunitensi. Quindi ha proposto di vendere una parte dei fondi presenti nella Banca di Inghilterra, congelati in attesa del pronunciamento sul presidente legittimo. Il gruppo di Guaidó, sostiene che questa sia solo una pretesa per creare un precedente che permetta di sbloccare in toto quei fondi, proponendo invece di accedere a fondi confiscati negli Stati Uniti ai quali l’opposizione avrebbe accesso. Sostiene infatti che l’azione umanitaria aggiri le sanzioni statunitensi, poiché il Dipartimento del Tesoro esclude dal blocco l’assistenza legata al COVID. [12] L’uso per emergenza del farmaco russo è stato approvato anche da Bolivia, Paraguay e Venezuela. Inoltre, Cile, Brasile e Messico sono già in fase di negoziazione per l’acquisto dei vaccini russi. [13] Le visite sono avvenute ad ottobre e a dicembre del 2020.


Bibliografia/Sitografia


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