Siria: i media hanno lavorato peggio dei missili e dei carri armati

Aggiornamento: 2 feb

Intervista a Suor Yola Girges: “La Siria è impossibile che cadrà. La Siria è una Storia. […] Non vogliamo diventare come gli ebrei che sono stati vittime di atrocità e si sono chiusi, o come gli armeni che hanno subito i massacri e si sono chiusi. Noi vogliamo parlare di riconciliazione e perdono, per ritornare a convivere. […] Di fronte a tutte queste storie che ho visto e vissuto non si può stare zitti. Deve arrivare voce a tutto il mondo di quello che succede qui. Bisogna lavorare per la verità.”


(di Irene Piccolo)

Molto spesso mi è capitato di sentirmi dire che le voci di chi vive direttamente determinate esperienze, e in particolare le voci della società civile, sono quelle più fedeli alla realtà e anche le migliori per descrivere le sofferenze legate alla guerra. Tuttavia, più di una volta, mi sono ritrovata di fronte a chi considerava per attendibili solo le testimonianze dei c.d white helmets o le notizie riportate dall’Osservatorio per i diritti umani in Siria (con sede a Londra) e da Al Jazeera, solo perché tali fonti affermavano di riportare notizie provenienti dalla società civile.

C’è una conclusione cui sono giunta dopo molti anni di studio, non della questione siriana in sé, bensì dei conflitti – armati e non – internazionali (dove, in questo caso, internazionale è usato in senso atecnico, ossia non per indicare conflitti interstatali, giacché guardo anche ai conflitti interni a un singolo Stato, bensì per indicare tutto ciò che non è nazionale dal punto di vista dell’Italia).