Il Sudan: post-rivoluzione nella sua identità religiosa

Aggiornamento: 25 ott 2021

(di F. Adele Casale)

Ci hanno messo in prigione in nome della religione, ci hanno bruciato vivi in nome della religione, e sempre in suo nome ci hanno assassinati… Ma l’Islam è innocente. L’Islam ci sprona ad alzare la voce per combattere i tiranni...”

Con la “gloriosa rivoluzione” e la caduta di al-Bashir, dopo un trentennale processo di arabizzazione e di islamizzazione forzate, il Sudan non rinnega le sue radici culturali. L’islam non è il colpevole, lo è la sua strumentalizzazione. E è la strumentalizzazione che viene rinnegata, almeno in questa prima fase del post rivoluzione, in cui, nonostante le difficoltà e le sfide, sembra esserci molto ottimismo sia tra la società civile, che tra i membri del governo di transizione.[1]