*Le opinioni espresse nelle analisi sono presentate dall’Autore a titolo personale e non riflettono necessariamente la posizione dell'Associazione sui temi affrontati.

Il primo crimine spaziale?

(di Stefano Dossi)

Verso la fine di agosto il New York Times ha riportato la notizia di quello che potrebbe essere il primo crimine commesso nello spazio. Un’astronauta decorata americana sarebbe entrata senza permesso nel conto bancario della ex moglie da un computer della ISS, la Stazione spaziale internazionale. Tale episodio, pur non essendo grave, ha scatenato una serie di interrogativi relativi alla giurisdizione applicabile a ciò che accade oltre l’atmosfera terrestre.

La vicenda vede implicate Summer Worden, una ex ufficiale dell’Air Force e Anne McClain, astronauta che ha rappresentato gli USA sulla ISS tra il 2018 e il 2019. La storia è singolare: la signora Worden, stupita del fatto che l’ex moglie sapesse in modo troppo preciso le sue spese, aveva richiesto alla sua banca una verifica degli accessi al proprio homebanking. Tra gli altri, un dispositivo era registrato presso la #NASA e non si trovava sulla Terra quando è entrato nel profilo bancario, ma sulla Stazione spaziale internazionale. McClain ha ammesso di aver compiuto il fatto ma si è giustificata affermando di voler solo controllare il denaro che appartiene ancora a entrambi.

A parte la diatriba legale e familiare resta un fatto: questo “crimine” – la NASA deve ancora decidere se così si possa configurare – è avvenuto fuori dalla nostra atmosfera e quindi fuori dalla giurisdizione di un qualsiasi stato nazionale. Gli astronauti e i cosmonauti (gli astronauti russi) sono da sempre considerati ambasciatori del proprio Paese nello spazio e per questo anche sottoposti alla legislazione dello stesso.

Fino ad ora non sono sorti particolari problemi ma con l’evolvere della tecnologia la possibilità di crimini nello spazio aumenterà in modo esponenziale. Nel breve termine grandi compagnie private saranno in grado di organizzare viaggi spaziali di diversa durata mentre nel medio/lungo periodo vi potranno essere veri e propri centri abitati o residence per vacanze dove persone più o meno facoltose potranno passare anche lunghi periodi. Dato che l’uscita dall’atmosfera non cambia i comportamenti umani, allora dovremo aspettarci situazioni fuori legge.

Guardando alla disciplina giuridica che regola i #crimini oltre l’atmosfera è prima di tutto necessario citare la regola generale contenuta nel Trattato sullo spazio del 1967 che all’art. 8 afferma:

“Lo Stato contraente, nel quale è registrato un oggetto lanciato nello spazio extraatmosferico, conserva giurisdizione e controllo su detto oggetto e sull’eventuale suo equipaggio, quando essi si trovano nello spazio extra-atmosferico o su un corpo celeste.”

Potremmo dunque affermare in modo forse semplicistico ma comunque efficace che nel caso di crimine commesso da una persona nello spazio questa verrebbe processata una volta tornata sulla Terra e in particolare, nel proprio Paese.

Con rispetto alla Stazione spaziale internazionale (ISS) vi sono invece norme specifiche contenute in un accordo intergovernativo del 1998 tra tutti gli Stati partner del progetto ISS (#Canada, Stati membri dell’ESA, #Giappone, Federazione russa e Stati Uniti). Il testo presenta una sezione relativa alla giurisdizione penale. In particolare, l’art. 22 comincia affermando che gli Stati contraenti hanno #giurisdizione sul proprio personale e sui propri moduli di volo. Nel caso di McClain le persone coinvolte hanno cittadinanza americana e dunque le norme sono chiare: tutta la questione è sotto la giurisdizione statunitense.

La situazione diventa più complessa quando la cattiva condotta tocca l’equipaggio o la proprietà di un altro Stato contraente. In questo caso l’art. 22 riporta che “lo Stato partner di cui è cittadino il presunto autore del reato, su richiesta di qualsiasi Stato partner interessato, si consulta con tale Stato (quello danneggiato) in merito ai rispettivi diritti penali. Uno Stato partner interessato può, a seguito di tale consultazione, esercitare la giurisdizione penale sul presunto autore, a condizione che, entro 90 giorni dalla data di tale consultazione o entro un altro termine concordato di comune accordo, lo Stato partner di cui è cittadino il presunto autore: (1) consenta tale esercizio della giurisdizione penale, o (2) non fornisca garanzie che sottoporrà il caso alle proprie autorità competenti ai fini dell'azione penale.”

Come si può ben capire il quadro giuridico internazionale è ancora particolarmente arretrato con riguardo ai crimini spaziali, ma il caso McCain potrebbe essere un catalizzatore in questo senso. Da anni si parla di una modifica del Trattato sullo spazio il quale potrebbe essere “aggiornato” anche su questa materia.

Molti studiosi hanno sottolineato l’urgenza di una tale modernizzazione dal momento che, come già detto, sono già allo studio mirabolanti progetti da parte di grandi attori privati e non solo: aziende come Bigelow Aerospace, Sierra Nevada Corporation, Lockheed Martin, Axiom e altre hanno già sviluppato concept per habitat spaziali che potrebbero essere potenzialmente utilizzati per il #turismo. SpaceX ha proposto di inviare persone nell’orbita e sulla superficie lunare per gettare le fondamenta di una base. Non è chiaro quanto tempo ci vorrà perché questi concetti si sviluppino, ma potrebbero essere più vicini di quanto pensiamo.

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