Il Governo Draghi nello scacchiere internazionale odierno

Aggiornato il: mar 28

di Alessandro Galbarini

1. Una Dottrina Draghi?


La nomina di Mario Draghi come nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, facendo seguito a Giuseppe Conte, apre nuovamente il dibattito su quello che è da sempre un punto fisso della politica nostrana, ovvero quale sia la nostra posizione nello scacchiere internazionale. Se, da una parte, importanti sono stati i primi incontri con i leader europei durante il Consiglio Europeo straordinario sulla politica europea dei vaccini, ancor di più sarà il Consiglio europeo ordinario sulle questioni economiche, nonché l’incontro per il Next Generation EU, previsto per il 25 e 26 marzo.


Allo stesso modo, non è da trascurare il rapporto con il nuovo inquilino della Casa Bianca, sulla sponda opposta dell’Atlantico. Benché non sia ancora definito quando Draghi incontrerà personalmente Joe Biden, questi è atteso in Europa tra l’11 e il 13 giugno prossimo, per partecipare al G7 a presidenza inglese in Cornovaglia, a ridosso del vertice dei capi di Stato e di Governo della Nato, a Bruxelles. Non è da escludere un viaggio lampo di Draghi a Washington prima di giugno per illustrare al nuovo presidente i punti salienti dell’agenda del G20 e dell’Health Global summit del 21 giugno a Roma. Draghi approda a Palazzo Chigi con un obiettivo preciso, avendo dalla sua parte quell’asse tra Palazzo Chigi e il Quirinale che ha plasmato il suo esecutivo, basandolo su tre elementi cardine: Nato, Unione europea e l’Italia vista come un pilastro mediterraneo.


Il fatto che questo nuovo esecutivo sia, e sarà, europeista è innegabile, non solo dal discorso in seno al Parlamento del Presidente del Consiglio, ma anche dalla strategia fin da subito delineata, con l’affermazione che Francia e Germania siano referenti primari all’interno del continente, discernendo nettamente Parigi e Berlino rispetto agli altri governi mediterranei[1]. L’idea alla base è il creare canali sicuri e diretti che possano progressivamente riportare l’Italia al vertice delle scelte comunitarie. Parallelamente alla strada europea, viaggia quella mediterranea, oggi ancor più importante sia nell’ottica di rafforzamento della collaborazione con gli Stati che proprio nel bacino hanno i loro principali interessi[2], sia nell’ottica dei rapporti con gli Stati Uniti.


La questione è non solo di primaria importanza, ma anche molto delicata, dato che per gli USA e l’UE il Mediterraneo è una linea di confine che, oggi, divide il “mondo occidentale”, martoriato da una crisi appena iniziata, e l’area del Nord Africa/Medio Oriente, dove si gioca una partita di soft power con i rivali russi e cinesi, ma anche con attori più locali come Egitto ed Iran. Il fatto che l’Italia stia al centro di questo confine, fa sì che la scelta dei propri alleati più stretti debba essere estremamente minuziosa, pena l’esclusione dagli scenari di rilievo.

Di conseguenza, benché attori come la Cina e la Russia siano sì considerati, e recepiti, come fondamentali partner economici, non avranno mai un valore strategico di pari livello rispetto all’America, l’Unione Europea e Paesi con cui l’Italia intrattiene rapporti economici, politici, d’intelligence e per il controllo del Mediterraneo.


2. Il Neo-Atlantismo italiano


Che una proiezione atlantista sarà elemento cardine del nuovo governo è assodato, soprattutto grazie al fatto che lo stesso Draghi è una personalità decisamente ben vista oltreoceano e che si abbia una netta separazione tra i nuovi esecutivi rispetto ai precedenti. Da un lato, il primo governo Draghi porta in dote una linea chiara dopo le ambiguità in politica estera dei governi Conte 1 e 2, che hanno lasciato intravedere degli orientamenti a volte pro-Cina, a volte pro-Russia.


Contemporaneamente, il tramonto dell’amministrazione Trump, palesemente isolazionista e sovranista, e la sua sostituzione con una di segno prettamente liberale, rappresenta un’opportunità per riallineare il nostro Paese rispetto al suo sistema classico di relazioni internazionali. La prospettiva che si palesa è quella di un euro-atlantismo con l’Italia posta fortemente nella coalizione occidentale.


Tuttavia, sarebbe errato pensare ad una dicotomia Italia–USA, filtrata in seno UE. Il fatto che il 30 dicembre 2020 si siano conclusi i negoziati del Comprehensive Agreement on Investment tra Cina ed UE, accordo fortemente voluto dalla Germania e sostenuto dalla Francia, ha messo in mostra quella che è la chiara strategia europea lato economico, ovvero un’autonomia maggiore rispetto all’alleato americano, cosa che è stata mal digerita dalla nuova amministrazione Dem. In questo scenario si colloca l’idea di azione nostrana, sostenuta dal fatto che Draghi ha stretti rapporti con molti esponenti di punta dell’amministrazione Biden.


Non come ponte tra le due sponde, dato che non sarebbe necessario, ma come interlocutore in grado di dare continuità, dato che Angela Merkel è nei suoi ultimi mesi da cancelliera[3], mentre Emmanuel Macron è sull’orlo delle presidenziali, previste fra poco più di un anno, con Marine Le Pen che, negli ultimi mesi, lo ha superato nei sondaggi sul primo turno per la prima volta dal 2017. Benché nemmeno il nostro nuovo presidente abbia un orizzonte di governo molto esteso, avrà la non indifferente opportunità di intrattenere importanti relazioni anche grazie alla presidenza annuale del G20. Al centro di questo binomio italo-americano, saranno sicuramente i temi che anche oggi creano più attriti tra i due alleati, come le questioni relative all’import-export tra le due sponde dell’Atlantico[4] e l’argomento del “Buy American”[5], le tassazioni alle quali sono soggetti i colossi dell’informatica (questione sulla quale Biden intende accettare compromessi che possano scontentare i finanziatori della Silicon Valley) e le onnipresenti questioni dell’influenza nel Mediterraneo.


La questione mediterranea è, peraltro, un doppio terreno di gioco per il nostro governo: Se, da una parte, si ha una volontà ferrea di collaborare con i paesi che ivi hanno forti interessi, dall’altra non è possibile escludere l’alleato americano da questo scacchiere, soprattutto per la presenza a Napoli della Naval Support Activity Naples (NSA Naples), quartier generale della US Naval Forces Europe, nonché della 6° Flotta degli Stati Uniti, situata nei pressi dell’aeroporto di Napoli-Capodichino. Infine, la recente notizia che al nostro paese sia stato affidato direttamente da Biden il comando del contingente Nato in Iraq, a seguito del disimpegno americano, è un’ulteriore prova dell’avvicinamento dei due partner.


Il contingente, formato da quattromila militari europei e canadesi, avrà il compito di coordinare ed addestrare le truppe che in Iraq combattono direttamente l’ISIS. Allo stesso tempo, avranno il compito di frenare l’influenza che l’Iran attua sulle autorità di Baghdad, territorio strategico in quanto esso è il “Confine Orientale” del “Mediterraneo allargato”, dove si gioca una partita chiave sia per le risorse energetiche, sia per la sicurezza dal terrorismo islamico. Quello italiano sarà il contingente più numeroso e, in tal senso, la nomina di Pietro Serino come nuovo Capo di Stato Maggiore da parte di Mario Draghi è il tassello perfetto per andare a rafforzare il nostro atlantismo.


3. Il Whatever it Takes 2.0?


Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione - Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine. C’è solo l’inganno di ciò che siamo, nell’oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere. Siamo una grande potenza economica e culturale. Mi sono sempre stupito e un po’ addolorato in questi anni, nel notare come spesso il giudizio degli altri sul nostro Paese sia migliore del nostro. Dobbiamo essere più orgogliosi, più giusti e più generosi nei confronti del nostro Paese. E riconoscere i tanti primati, la profonda ricchezza del nostro capitale sociale, del nostro volontariato, che altri ci invidiano”.

Queste le parole del Presidente del Consiglio Draghi durante il suo discorso davanti al Senato, parole dalle quali si evince una chiara ed inappellabile ispirazione europeista per questo governo.


Il rapporto Italia-UE è sempre stato un binomio amore-odio, a seconda dei punti di vista sotto il quale lo si osserva (lato economico siamo costantemente criticati dai paesi nordici dell’Unione). Tuttavia, il nuovo inquilino di Palazzo Chigi ha apertamente inaugurato una nuova linea di piena e totale collaborazione con le istituzioni comunitarie, forte del grande apprezzamento che gode in quel di Bruxelles. A tal proposito, le parole pronunciate da Margaritis Schinas, Vicepresidente della Commissione europea per la promozione dello stile di vita europeo, sono state indubbie: “Non vi sorprenderò nel dirvi che Mario Draghi è rispettato e ammirato qui a Bruxelles e non solo”. Non solo, anche l'ex commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, che durante i suoi anni di servizio sotto la guida Juncker non fece mai sconti all'Italia, si è espresso a riguardo dicendo: "Mario Draghi è una delle persone più straordinarie che abbia incontrato. Così come fu l'uomo giusto per l'euro nel 2012, potrebbe essere l'uomo giusto per l'Italia nel 2021, se otterrà l’unità che vorrebbe".


Il nuovo esecutivo italiano è anzitutto chiamato a stilare il Recovery Fund, che sarà determinante per i prossimi mesi, soprattutto lato rilancio, ora che i vaccini contro il COVID-19 sono disponibili. A tal proposito, la strategia europea per cercare di vaccinare la maggior parte della popolazione, nel minor tempo possibile, dovrà necessariamente passare per una via di cooperazione comunitaria, e una personalità così forte come quella di Draghi non sarà altro che un’ulteriore freccia al nostro arco nel balance of power continentale.

La questione vaccinale e del Recovery Plan è solo una parte del lavoro che ci aspetta in sede comunitaria.


Altre questioni di primaria importanza sono da ricercare nelle tematiche ambientali e migratorie, aree di interesse prioritario del nostro nuovo governo, nonché terreno fertile per cementare i rapporti di collaborazione con i nostri partner europei, soprattutto quelli mediterranei.


Sul tema della migrazione, la partita principale si gioca sul negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale si cercherà un fermo rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e gli altri membri dell’Unione. L’obiettivo sarà modificare il Regolamento di Dublino, distribuendo equamente la responsabilità e la gestione dell’accoglienza. In aggiunta, fondamentale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, affiancata al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati.


Relativamente alla questione ambientale, l’idea sarà quella di perseguire una transizione green nel più breve tempo possibile, continuando sulla linea peraltro già tracciata in seno all’UE e sostenuta dai fondi del Recovery Fund[6]. Nel dettaglio, le linee guida dettate dal Recovery, si rifanno sia ad una vera e propria transizione verso fonti di energia rinnovabile, sia verso quello che è stato definito come sviluppo, senza però arrecare un danno significativo[7]. In aggiunta, il ministero della transizione ecologica, novità del nuovo governo, si allinea a quella che è la strategia degli altri paesi membri nella gestione del Recovery Fund, il quale vincola circa il 37% del totale proprio alla transizione green.

Questa possibilità non è da sottovalutare, soprattutto perché il nostro paese è stato uno dei più colpiti dalla crisi del 2020 (e che, con elevate probabilità, si protrarrà per tutto il 2021). Perdere questo treno, significherebbe non soltanto essere sorpassati come terza potenza (per peso politico) dell’Unione dalla Spagna, ma anche rimanere pesantemente indietro rispetto a tutti gli altri paesi, orizzonte che non ci possiamo permettere, vista soprattutto la nostra condizione economica attuale[8].


4. Conclusioni


La dottrina neo-atlantica ed europeista del nuovo governo Draghi è, e sarà, sicuramente il cardine attorno al quale ruoterà tutta la nostra politica estera nei prossimi mesi, assieme al rafforzamento dei rapporti con i nostri partner più importanti da ambo i lati dell’Atlantico. Questo non significa che saranno i soli ambiti d’intervento nei quali si cimenterà questo governo. È recente la notizia che AOI[9] ha mandato un chiaro appello al Presidente Draghi (nello specifico l’appello è arrivato il giorno prima delle consultazioni di questo con le Parti Sociali) per chiedere che fossero messe come priorità il rilancio dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) e la Cooperazione Internazionale. Ciò sostenuto dal ruolo che le organizzazioni di cooperazione internazionale hanno avuto nel sostegno alle fasce più vulnerabili della popolazione civile, al sistema sociosanitario, all’istruzione e alle istituzioni locali, durante la pandemia.


Ciò che viene a gran voce chiesto è di riallineare, dalle Leggi di Bilancio del 2022 e del 2023, il budget dell’APS italiano agli impegni internazionali per l’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, ritornando allo 0,3% nel rapporto APS/RNL[10], raggiunto nel 2017 e poi disceso allo 0,22% nel 2019. Inoltre, è necessario attivare un incremento di risorse per l’APS di 200 milioni all’anno nel triennio 2021-2022-2023, per costituire un Fondo Straordinario per l’emergenza globale Covid-19, per reagire alle conseguenze della pandemia nei Paesi più fragili. Infine, è doveroso promuovere e rafforzare la partecipazione dell’Italia nel coordinamento e nella gestione di iniziative di Cooperazione Delegata dell’Ue.


Ciò che attende il nostro paese, è un periodo di grande impegno a tutto tondo, che dovrà essere affrontato in maniera ineccepibile e lungimiranza, se non si vorrà sprecare quella che è, a tutti gli effetti, la più grande occasione di rilancio che la nostra Repubblica abbia mai avuto.


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Note


[1] Ovvero Spagna, Malta e Grecia e Cipro [2] Libia e Levante da un lato, Balcani dall’altro [3] È facile dedurre che chi le succederà a Berlino avrà bisogno di tempo per “stabilire le proprie credenziali”. [4] La questione dei dazi imposti da Trump è ancora ben viva, specialmente nei confronti di Airbus [5] Di stampo protezionistico, volta a favorire il mercato interno [6] Come confermato da Draghi stesso: “Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta” [7] L’idea alla base è cercare di promuovere la ripresa industriale, tutelando contemporaneamente l’ambiente [8] https://www.amistades.info/post/il-debito-pubblico-italiano-un-mostro-senza-tempo [9] Associazione delle ONG Italiane [10] Reddito Nazionale Lordo


Sitografia


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