Greta può attendere: la Cina investe (ancora) sul carbone

Aggiornamento: 14 nov 2020

(di Edoardo Crivellaro)

Convinzione diffusa è che il carbone sia una reliquia del passato, un simbolo di un’epoca ormai conclusa nella quale l’essere umano pensava soltanto allo sviluppo economico, incurante delle conseguenze ambientali che questo sviluppo produceva.

Questa visione molto comune è frutto della miopia eurocentrica e di una dilagante superficialità di analisi sulle questioni energetiche. Nonostante sia inequivocabilmente vero che l’incidenza del carbone tra le fonti primarie si sia ridotta rispetto al passato, lo sviluppo storico non è predeterminato e vari piani di decarbonizzazione possono essere rivisti alla luce di contingenze (geo)politiche ed economiche nuove ed impreviste.

E’ il caso della Cina: i consumi di carbone di Pechino hanno praticamente raggiunto livelli che non si registravano da anni ed il governo ha pianificato la costruzione (già in atto o prevista) o la riattivazione di centrali elettriche a carbone in grado di generare una capacità aggiuntiva quasi superiore a quelle di tutta l’Unione Europea (148GW).

Greta può attendere; qui ci stiamo (ancora) carbonizzando.

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