L’eredità dell’ISIS nel mondo

di Nicki Anastasio

ISIS Marawi
[Un jihadista filippino a Marawi City sull'isola di Mindanao nelle Filippine – Copyright: Francis R. Malasig/European Pressphoto Agency, fonte: New York Times]

Introduzione


Nel mese di aprile circa ottantanove attacchi terroristici sono avvenuti in Iraq [1]. Tali azioni sono state rivendicate dallo Stato Islamico (ISIS/Daesh), l’organizzazione jihadista che nel suo momento di massima espansione controllava gran parte della Siria e dell’Iraq. I governatorati colpiti sono stati Kirkuk, Ninive e Salah Al-Din dove, anche dopo la sconfitta territoriale di Daesh, sono rimaste attive alcune cellule jihadiste.


Migliaia di combattenti legati allo Stato Islamico sono oggi sparsi in Africa e Asia, dalle boscaglie del Mali e del Niger alle giungle insulari delle Filippine dove nel corso degli ultimi anni sono nate delle affiliazioni locali.


In considerazione di ciò questa analisi si propone di fare il punto della situazione su cosa resta dell’organizzazione jihadista e del progetto di un Califfato globale a circa tre anni dalla sconfitta territoriale del gruppo in Siria e Iraq. Lo Stato Islamico rappresenta ancora una minaccia alla sicurezza globale?


1. La (ri)nascita del Califfato


Nel febbraio 2006 la moschea sciita Askariyya di Samarra viene bombardata dal ramo iracheno di al-Qaeda, al-Qaeda in Mesopotamia. Il gruppo è sotto il comando di Al-Zarqawi, fedele compagno di Osama Bin Laden, ed è stato il primo nucleo operativo che ha portato alla formazione dello Stato Islamico di Siria e Iraq nel 2013, di cui Abu Bakr Al-Baghdadi si è autoproclamato Califfo dopo la presa di Mosul nel 2014.

Lo Stato Islamico contesta i confini stabiliti dagli accordi di Sykes-Picot nel 1916 ponendosi come continuatore del Califfato islamico, caduto con la fine dell’Impero Ottomano. I suoi obiettivi, tuttavia, non si limitano soltanto al Medio Oriente. L’intenzione è quella di imporre la sharia nella sua interpretazione radicale salafita nel resto del mondo. Nel 2014, infatti, Al-Baghdadi ha definito lo Stato Islamico come "uno stato in cui l'arabo e il non arabo, l'uomo bianco e l'uomo nero, l'orientale e l'occidente sono tutti fratelli '’ [2].

Nell’agosto 2014 la Coalizione internazionale anti-Daesh, guidata dagli Stati Uniti, inizia a compiere attacchi aerei contro le aree conquistate dallo Stato Islamico in Siria e Iraq. Intanto, l’ISIS riesce a espandere le sue reti del terrore attraverso una fitta rete di affiliati in altri otto paesi del mondo, che diventano le provincie del Califfato, arrivando a colpire anche l’Occidente. Nell’ ottobre 2015 la provincia egiziana di Daesh abbatte un aereo russo uccidendo 224 persone [3] e lo stesso anno 130 persone sono state uccise in una serie di attacchi coordinati a Parigi. [4]


2. Il revival dello Stato Islamico in Iraq


Nel dicembre 2018 il presidente americano Donald Trump dichiara che l'ISIS è sconfitto [5] e nel febbraio 2019 viene liberata la città siriana di Baghouz, ultimo bastione rimasto nelle mani dell’organizzazione. A seguito di ciò, le cellule irachene si recano nelle montagne di Qara Chok, Hamrin e Makhmoul a nord-est del paese dove hanno continuato regolarmente ad attaccare le truppe statunitensi, le forze curde e le milizie sciite. Per quanto riguarda i jihadisti siriani, questi hanno nascosto depositi di armi e milioni di dollari nel deserto e hanno ricostituito il loro movimento come forza di guerriglia.


A gennaio di quest’anno, un duplice attacco suicida si è consumato nel mercato di piazza Tayaran nel pieno centro di Baghdad [6] causando la morte di 32 persone e ferendone altre 110: l’azione è stata rivendicata dallo Stato Islamico. Un episodio del genere in pieno centro non succedeva dal 2018. A seguito dell’accaduto, il Ministro degli Esteri Fuad Hussein ha dichiarato in un’intervista ad Al-Jazeera che Daesh è ancora una minaccia per l’Iraq e il paese necessita fortemente del sostegno dei suoi partner regionali e internazionali per contrastare l’organizzazione terroristica.


Bett H. McGurk, inviato speciale della Coalizione antiterrorismo, aveva avvertito nel Gennaio 2019 [7] che il possibile ritiro delle truppe americane dall’Iraq avrebbe reso il paese vulnerabile ad una nuova ondata terroristica. Alla luce dell’attuale situazione attuale a nord del paese, diversi analisti ritengono che il governatorato di Kirkuk cadrà a breve quasi completamente nelle mani dello Stato Islamico a causa delle politiche sbagliate del governo federale e del debole ruolo dell'intelligence delle forze di sicurezza presenti sul territorio.


3. Gli spillover di Daesh: le province del Califfato


Il 27 agosto 2019 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in una relazione a seguito di una riunione tenutasi per discutere sullo Stato Islamico, [8] ha sottolineato il fatto che Daesh rappresenta ancora una minaccia alla sicurezza globale a causa del massiccio numero di sostenitori e combattenti provenienti dall’Africa Occidentale, dall’Asia e dall’Europa. Infatti, anche dopo la sua sconfitta territoriale in Siria e Iraq, la sua ideologia ha continuato ad ispirare jihadisti salafiti di tutto il mondo, portando alla creazione di gruppi affiliati o alla messa in atto di attacchi terroristici da parte di suoi sostenitori.

Nel continente africano in particolare ci sono diversi gruppi terroristici che hanno giurato fedeltà all’ISIS, tra questi Boko Haram in Nigeria e lo Stato Islamico del Grande Sahara (ISGS) in Mali. Nella regione del Sahel la presenza di gruppi jihadisti si è rafforzata negli ultimi anni. Nel 2007 i ribelli algerini, emigrati a nord del Mali negli anni Novanta, si costituiscono come Al-Qaeda nel Maghreb (AQIM) con l'obiettivo di diffondere in tutta l’Africa occidentale il jihad, ma oggi gran parte di loro milita nelle file della galassia jihadista legata allo Stato Islamico. In Nigeria, invece, i 4000 combattenti legati allo Stato Islamico operano nelle giungle nord-orientali del paese rapendo civili e uccidendo le forze governative, ma sono anche riusciti ad allargare il loro raggio d’azione compiendo attacchi in Ciad e Burkina Faso.


Per quanto riguarda il Nord Africa, alcuni gruppi jihadisti presenti a nord della Libia si sono affiliati allo Stato Islamico nel 2015, catturando la città costiera di Sirte, chiamata ‘’Raqqa by The Sea’’, una città strategica in caso l’ISIS avesse perso terreno in Siria e Iraq. Dopo mesi di intensi combattimenti, i jihadisti libici si sono ritirati nel deserto meridionale e nel deserto orientale ma gran parte di loro è stata assoldata dalla Turchia per combattere come mercenari a sostegno del governo di Tripoli.


Con lo scoppio della Primavera araba i jihadisti che già da tempo trafficavano nella Penisola egiziana del Sinai si sono ricostruiti prima come affiliazione di Al-Qaeda per poi giurare fedeltà allo stato islamico nel 2014 diventando Wilayat Sinai (Provincia del Sinai). Nel 2020 sono stati numerosi gli attentati compiuti dal gruppo che appare come l’affiliazione più resiliente dello Stato Islamico in Medio Oriente. I combattenti hanno mantenuto fino ad oggi una discreta autonomia da Daesh preservando il loro obiettivo principale: rovesciare il governo egiziano, piuttosto che creare un califfato globale. La pianificazione degli attacchi è sotto la direzione delle unità di resistenza locale e i loro obiettivi sono perlopiù locali, colpire le forze di sicurezza governative presenti nella Penisola per indebolire il governo centrale egiziano.


Spostandoci in Asia orientale, nel 2016 diversi gruppi di terroristi presenti nelle isole delle Filippine prevalentemente musulmane di Basilan e Mindanao hanno giurato fedeltà allo Stato islamico. Tra le azioni più significative c’è la sanguinosa conquista della città di Marawi nel 2017 in cui sono state bruciate chiese cattoliche e presi in ostaggio oltre 1.700 persone. Uno studio del 2015 del think-tank New America ha dimostrato che quasi un terzo dei foreign figthers occidentali che si sono uniti allo Stato Islamico di Siria e Iraq hanno legami di parentele con i gruppi jihadisti presenti in Asia orientale. [9]


4. Conclusione


Nel periodo di massima espansione territoriale dello Stato Islamico in Siria e Iraq il gruppo riteneva che la città siriana di Dabiq sarebbe stato il centro della battaglia apocalittica tra i musulmani e gli infedeli, ovvero le potenze occidentali e i loro alleati. A seguito della sconfitta formale, la leadership centrale ha invitato i suoi sostenitori e simpatizzanti a trasferirsi in Yemen e in Egitto per unirsi alle altre province del Califfato che sono nate come distaccamento dalla galassia di Al-Qaeda, la quale non condivide la brutalità delle azioni compiute dalla Stato Islamico e la sua idea di un Califfato globale.


Se da una parte Daesh è riuscito ad andare ben oltre i confini di Siria e Iraq, manca oggi una leadership capace di promuovere la sua espansione territoriale al livello globale e, secondo quanto emerge dall’agenda delle varie affiliazioni, gli obiettivi restano prettamente locali. Tuttavia, ciò non impedisce ai leader dell’organizzazione di rivendicare attentati compiuti da lupi solitari ed ex-affiliati presenti in diverse parti del mondo, il che rafforza l’immagine del Califfato al livello globale ispirando migliaia di giovani radicalizzati.


Alla luce di ciò è evidente che oggi siamo in una nuova fase del Califfato del terrore. Le sue province si sono rafforzate in tutti i continenti del mondo, in aree caratterizzate da contesti politici instabili, beneficiando dei flussi di armi e combattenti che legano il Medio Oriente e il Nord Africa non solo all’Europa ma anche all’Africa subsahariana e all’Estremo Oriente. L’intensificarsi dell’attivismo jihadista nella terra dei due fiumi significherebbe per le varie affiliazioni del gruppo godere del supporto logistico-finanziario di quello che è stato il centro del Califfato, lo Stato Islamico di Siria e Iraq, e riportare in auge l’idea di un Califfato globale seppur conservando un’agenda strategico-militare che prevede obiettivi principalmente locali.


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Bibliografia e sitografia


[1] https://reliefweb.int/report/iraq/ishm-april-29-may-6-2021

[2] Burak Kadercan (2021), Territorial logic of the Islamic State: an interdisciplinary approach, Territory, Politics, Governance Vol. 9 No.1

[3] https://www.bbc.com/news/world-europe-34840943

[4] https://edition.cnn.com/2015/12/08/europe/2015-paris-terror-attacks-fast-facts/index.html

[5] https://www.nytimes.com/2018/12/19/us/politics/trump-syria-turkey-troop-withdrawal.html

[6] https://www.aljazeera.com/news/2021/1/22/islamic-state-claims-deadly-baghdad-twin-suicide-bombing

[7] https://www.businessinsider.com/brett-mcgurk-trumps-syria-pull-out-gives-new-life-to-isis-2019-1

[8] Islamic State in Iraq and Levant Still Global Threat Boasting Affiliated Networks, Residual Wealth, Top Counter-Terrorism Officials Tell Security Council | Meetings Coverage and Press Releases]

[9] https://www.newamerica.org/international-security/reports/terrorism-america-18-years-after-911/what-is-the-threat-to-the-united-states/

Luca Raineri (2020), Explaining the Rise of Jihadism in Africa: The Crucial Case of the Islamic State of the Greater Sahara, Terrorism and Political

Farooq Yousaf (2020), Islamic State and Kin Terrorism in the Post-COVID-19 South Asia, Counter Terrorist Trends and Analyses, International Centre for Political Violence and Terrorism Research Vol. 12, No. 5

https://ecfr.eu/wp-content/uploads/After_ISIS_January_2017-2.pdf

https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0002716216672649

https://www.europol.europa.eu/sites/default/files/documents/inga_trauthig_islamic_state_libya.pdf

https://theconversation.com/despite-defeats-the-islamic-state-remains-unbroken-and-defiant-around-the-world-128971

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