Emirati Arabi Uniti, Giordania e Israele puntano al baratto energetico

di Guglielmo Zangoni

Fig.1: Pannelli fotovoltaici monoasse - Fonte: pexels.com

1. Introduzione


Lo scorso 22 novembre 2021, Israele, Giordania e gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno siglato due Memorandum of Understanding (MoU) per la realizzazione di progetti volti a rinforzare la cooperazione regionale. Il primo dei due MoU, soprannominato “Prosperity Green” prevede la costruzione all’interno del territorio giordano di una centrale a energia solare in grado di produrre fino a 600 MW all’anno di elettricità; energia che sarà in parte rivenduta a Gerusalemme e quindi incorporata nella rete distributiva israeliana. Il secondo accordo, o “Prosperity Blue”, mira invece alla messa a punto di un impianto di desalinizzazione lungo la costa mediterranea israeliana allo scopo di rendere fruibile e quindi esportare circa 200 milioni di cubi annui in Giordania. Una sorta di baratto energetico che vedrebbe la partecipazione attiva degli Emirati Arabi Uniti nello sviluppo e realizzazione di infrastrutture e progetti di energia rinnovabile. Gli accordi, ancora in una fase embrionale di negoziazione, qualora venissero ufficializzati contribuirebbero a rafforzare il clima di distensione regionale frutto del trattato di pace tra Tel Aviv e Amman siglato nel 1994 e dei ben più recenti accordi di Abramo del 2020 tra Israele, appunto, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Stati Uniti.


Volendo guardare oltre, la presenza di attori emiratini testimonia la volontà del governo presieduto dallo Sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan non solo di giocare un ruolo sempre più importante nella normalizzazione della regione mediorientale, ma anche quello di guadagnarsi i gradi di leader regionale nella transizione energetica e sviluppo delle rinnovabili.


2. La “nuova” politica energetica degli Emirati Arabi Uniti


Negli ultimi anni, gli Emirati Arabi Uniti sono emersi come uno dei Paesi più attivi dell’area MENA (Middle East and North Africa) sul fronte dello sviluppo tecnologico e della generazione di energia da fonti rinnovabili. Potendo contare su oltre 2,5 GW di capacità installata, a fine 2021, il Paese si posiziona infatti al terzo posto, dietro Marocco (3,4 GW) ed Egitto (5,9 GW), ma al primo posto se si prende come riferimento la penisola araba. Stando ai dati riportati dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) nel 2018, gli Emirati risultano essere la decima nazione al mondo per quanto riguarda il consumo di energia pro capite, circa 13 MWh/capita. Al momento, e nonostante i recenti sviluppi, gli Emirati Arabi Uniti si affidano quasi esclusivamente (poco meno del 95% del proprio paniere energetico) al gas naturale per la produzione di elettricità necessaria a soddisfare l’esigente mercato interno. Un ruolo, quello del combustibile fossile, di quasi egemone che i vertici stessi della società statale ADNOC ritengono “centrale” per la crescita economica del Paese emiratino dei prossimi 50 anni. Ciò nonostante, gli Emirati Arabi Uniti puntano a inserire il gas all’interno di una cornice ben più ampia e articolata che comprende enormi fondi stanziati per favorire le tecnologie CCUS (Carbon Capture, Utilisation and Sequestration) di cattura e utilizzo dell’anidride carbonica, e produzione di idrogeno blu.


In effetti, la politica energetica del Paese per i prossimi anni è fortemente incentrata sullo sviluppo di fonti di energia pulita: fotovoltaico e idrogeno in particolare. L’obiettivo di Abu Dhabi nel medio-lungo termine, così come descritto nella UAE Energy Strategy 2050 - documento ufficiale del governo emiratino pubblicato nel 2017 -, è quello di azzerare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. La road map per il raggiungimento di questo ambizioso target prevede che, già nel 2030, il Paese giunga a una riduzione delle emissioni del 23,5 % grazie a investimenti che, stando ai dati ufficiali, raggiungono i $ 40 miliardi di dollari. Un altro importante tassello prevede l’aumento di energia prodotta da fonti rinnovabili (RE) passando dagli attuali 2.5 GW a 14 GW, di cui 8.8 GW entro il 2025.