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Elezioni in Colombia: svolta storica a sinistra

Aggiornamento: 12 lug 2022

Domenica 19 giugno è stata una giornata storica per la Colombia e per l’America Latina: la Colombia ha eletto il primo presidente di sinistra e la prima vicepresidentessa afrocolombiana della sua storia. Gustavo Petro e Francia Márquez hanno vinto al ballottaggio con circa il 50,5% di voti, con 3 punti di distanza dall’altro candidato, Rodolfo Hernández. Il secondo turno elettorale ha visto l’affluenza record del 58% degli aventi diritti di voto per decidere del futuro di un Paese che vira verso il cambiamento.


Come si è arrivati a un cambio di rotta così netto, dopo 200 anni di governi di destra? Cosa si aspettano i Colombiani dal nuovo presidente?


1. La condizione sociale attuale in Colombia


Il popolo colombiano affronta diverse emergenze da tempo e con questo voto dimostra la propria insoddisfazione rispetto ai governi precedenti.


Il primo fattore di malcontento da segnalare è la violenza, soprattutto nelle regioni del sud, della costa pacifica e al confine con il Venezuela, per la presenza delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) o dell’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale). Si tratta di aree sottoposte a violenza continua da più di 60 anni. Nonostante nel 2016 il governo abbia siglato un accordo di pace, è stato rispettato solo in parte e le milizie sono ancora attive. In più, l’abbandono delle zone rurali da parte dello Stato ha permesso una commistione tra le milizie e i cartelli della droga, aumentando il pericolo per i locali.


Le categorie maggiormente soggette a sfruttamento, reclutamento da parte di gruppi armati e violenza sono le donne, i bambini e le persone queer (cioè che non si riconoscono nel proprio sesso biologico, nella sessualità etero o nelle aspettative di genere). Inoltre, indigeni e afrodiscendenti sono spesso poveri e oggetto di violenza. Durante la pandemia 3 milioni di persone in più sono diventate povere.


Collegato a questo, un secondo fattore è la disuguaglianza a livello sociale. Nonostante la Colombia sia il terzo Paese più popoloso dell’America Latina è anche tra i più diseguali e il livello sociale di nascita di una persona tende a non cambiare durante la vita. Lo Stato non è molto presente né a livello sanitario, né a livello di pensioni, lasciando questi settori in mano a privati, senza uno standard di comportamento, prezzi e servizi.


I giovani, poi, si sentono abbandonati e delusi da decenni di promesse di istruzione di alto livello e posti di lavoro dignitosi, che non si sono mai realizzate. Oltre alla mancanza di opportunità, devono affrontare l’inflazione al 10%, una disoccupazione giovanile al 20% e tassi di povertà del 40%. Considerando che un quarto degli aventi diritto al voto ha meno di 28 anni (quindi si parla di 9 milioni di colombiani tra i 18 e i 28 anni), si capisce l’importanza di intercettare il loro voto.


Altri motivi di frustrazione della popolazione sono la deforestazione dell’Amazzonia, con allontanamento delle comunità indigene, e il record di secondo Stato al mondo per sfollati interni (al primo posto si conferma la Siria). Per non contare i 2 milioni di immigrati provenienti da Paesi vicini, come Venezuela, Haiti, Cuba, Messico e altri. Così si ottiene il quadro generale delle criticità interne. In più i difensori dei diritti umani e dell’ambiente sono particolarmente a rischio in Colombia, che è uno dei Paesi dove sono più soggetti a violenza e pericolo di morte.


Non stupisce che nel 2019 e nel 2021 in migliaia sono scesi in piazza a protestare contro la gestione pubblica dello Stato.


2. Francia Márquez, la scomoda


Entrambi i vincitori di queste elezioni sono personaggi divisivi per la società colombiana. Francia Márquez è afrocolombiana, femminista, attivista ambientale, avvocata, povera, è rimasta incinta da adolescente e parla in modo inclusivo. Durante la campagna, ha anche visitato Piazzetta Misak, chiamata così perché durante le proteste del 2021 un gruppo di indigeni Misak ha abbattuto la statua del conquistatore spagnolo fondatore di Bogotà.

Figura 1 - Francia Márquez (credit: ultimasnoticias)

Insomma, un personaggio molto scomodo per la destra, che le rinfaccia le sue origini non ricche, nella regione del Cauca, una delle più pericolose, e di aver lavorato nelle miniere e come collaboratrice domestica, così come di essere rientrata nei criteri per i sussidi economici di Stato nel 2021. Data la sua area geografica di nascita, è stato insinuato che l’ELN e le FARC la appoggiassero. Nonostante non ci siano prove che colleghino l’attivista a tali forze armate, il gruppo guerrigliero ha prima emesso un cessate il fuoco nel periodo delle elezioni e il giorno successivo al voto si è detto disposto ad un negoziato.


Mancando di esperienza politica, c’è chi si domanda se riuscirà a svolgere il suo lavoro, ma nella sua vita ha già portato a casa grandi risultati, culminati con il premio nazionale per i diritti umani nel 2015 e il premio Goldman per l’ambiente nel 2018. Attivista dall’età di 15 anni, durante il suo lavoro in miniera ha organizzato una marcia femminile contro l’estrazione di oro che inquinava il fiume, accusando di sfruttamento la compagnia responsabile e ottenendo che la Corte Costituzionale chiudesse il progetto. Al contempo ha criticato il presidente per il mancato rispetto degli impegni nei confronti degli indigeni e, essendo stata vittima di un attentato, ha poi dovuto allontanarsi dalla regione.


In virtù del suo impegno a favore degli emarginati, di quei nadie (nessuno) a cui lei dà voce nei suoi interventi e che rappresenta, ci si aspetta che sia incaricata di un nuovo ministero, ad ora inesistente, il Ministero dell’uguaglianza, in modo che si occupi di ambiente, questioni sociali, di genere e tutto quanto renda meno diseguale la Colombia. Oltre a includere le persone queer nel suo linguaggio, è famosa per il motto “vivir sabroso” (vivere gustoso), che auspica che tutta la popolazione colombiana abbia possibilità economiche dignitose. Un’altra sua frase frequente è “soy porque somos” (sono perché siamo), derivante da un termine ubuntu che richiama al legame universale tra tutta la specie umana. Insomma, tutta la sua vita politica è centrata su inclusione e uguaglianza.


3. Gustavo Petro, l’ex guerrigliero

Figura 2 - Gustavo Petro (credit: kulturjam)

Rispetto a Márquez, Gustavo Petro ha qualche ostacolo in meno quando si parla di rappacificarsi con la parte conservatrice della Colombia: è uomo, bianco e politico da tempo. La parte scomoda del suo personaggio è il passato da guerrigliero durante gli anni ‘70 e ‘80, che mette in guardia sia la destra che i possibili elettori, e forse renderà meno agevoli le alleanze di governo.


In quegli anni è stato membro dell’M-19 (Movimento del 19 aprile), un movimento meno violento delle FARC e dell’ELN, composto da studenti universitari, attivisti e artisti, ma comunque responsabile di alcuni degli atti più gravi della storia recente colombiana, come l’assedio al palazzo di giustizia del 1985, durante il quale morirono 94 persone negli scontri con la polizia. Vanno segnalati anche il furto di 5000 armi all’esercito e la pratica di sequestrare persone per ottenere concessioni dal governo. Petro racconta di non aver partecipato al processo decisionale o ad atti gravi (gestiva le armi). Anzi, durante l’assedio, era in prigione per via della partecipazione al gruppo, e denunciò di essere oggetto di percosse ed elettroshock.


4. Rodolfo Hernández, l’indipendente


Francia Márquez e Gustavo Petro rappresentano un cambiamento radicale per la Colombia, che nei suoi 200 anni di indipendenza ha visto solo governi di destra, e questo spaventa. Le donne sono state cruciali per la vittoria dei candidati di sinistra, ma anche le fasce di popolazione che beneficiano maggiormente dal governo di sinistra hanno temuto i candidati, per le loro traiettorie molto incisive e le posizioni di completo distacco dal passato. Lo dimostra lo scarto di soli 3 punti percentuali tra loro e Rodolfo Hernández, arrivato vicino alla vittoria nonostante sia anch’egli un personaggio controverso che somiglierebbe a Trump.


Gli elettori che beneficerebbero del governo di sinistra temono una deriva simile alla rivoluzione bolivariana, per cui soprattutto l’83% dei colombiani all’estero (specialmente in Venezuela) ha votato Hernández.


Dal canto suo, a Rodolfo Hernández, magnate immobiliare e ex sindaco di Bucaramanga, si riconoscono parecchie caratteristiche non troppo positive: tra questi i commenti non sempre lusinghieri sulle donne (anche se esistono eccezioni), l’abitudine di riferirsi a sé stesso come “il re” durante il mandato di sindaco di Bucaramanga, l’evitamento dei confronti pubblici, preferendo invece partecipare a interviste di canali non contrari alle sue idee e l’ammirazione per Adolf Hitler. Attualmente è indagato per corruzione per un caso accaduto durante il suo mandato a Bucaramanga.


I suoi punti di forza sono essere autofinanziato, indipendente da qualsiasi partito, l’ambizione di gestire la Colombia come il suo impero personale, e la lotta alla corruzione, che molti colombiani sentono come tema pressante. L’uso dei social lo avvicina ai giovani, che lo chiamano “il vecchietto di Tik Tok”. Le sue proposte a favore delle lavoratrici, delle imprenditrici e delle donne che rimangono a casa rassicurano, ma non c’è certezza che abbiano un impatto reale nella vita delle persone coinvolte.


Secondo i pronostici, il 30% delle persone tra i 18 e i 24 anni avrebbe votato per lui (un gruppo che rappresenta circa 1/4 degli elettori), e la fascia di età dai 25 ai 34 arriva al 36%. Hernández rappresenta un cambio rispetto al passato, ma non troppo drastico, per questo avrebbe raccolto i voti di chi vuole il cambiamento, ma ha paura del mutamento repentino. Del resto, la legalizzazione dell’aborto è cosa degli ultimi mesi, un altro passaggio destabilizzante per i conservatori.


Lo stesso Petro ad oggi si dichiara a favore dell’aborto, ma in passato era più propenso verso l’“aborto zero” e ha appoggiato un candidato accusato di violenza domestica. Questo rende incerta la sua vera posizione.


Se la vice di Petro è Márquez, la vice di Hernández è Marelen Castillo, anche lei donna afrocolombiana, ma con una vita speculare alla rivale. Castillo è mestiza (metà bianca, metà nera), cattolica, con dottorato, cresciuta in famiglia dove non si parlava di razza, ad oggi funzionaria in una prestigiosa università cattolica. Il suo programma a favore delle donne si concentra su una migliore educazione pubblica e sull’accesso alle possibilità economiche. Come candidata ministra dell’istruzione, propone di aumentare i salari ai maestri, di migliorare l’educazione sportiva e artistica e riprodurre buone pratiche che funzionano all’estero.


5. Il programma del governo eletto

Figura 3 - Francia Márquez e Gustavo Petro (credit: litci)

Le elezioni sono state vinte, ma bisognerà aspettare agosto per l’insediamento del nuovo presidente della Colombia e del suo governo. Nel frattempo, i punti del programma sono piuttosto chiari.


Sul fronte economico generale, si prevede di dipendere meno dal greggio e dalla cocaina, illegale ma la cui produzione - concentrata in 5 regioni, una a confine con l’Ecuador, e quattro confinanti con il Venezuela – è in aumento negli ultimi anni e costituisce fonte di ricchezza economica soprattutto per le zone rurali del Paese. Il confine est risente della violenza dell’ELN (a cui sarebbe legata gran parte di questa produzione), della migrazione e dall’insicurezza e violenza che conseguono a una situazione simile.


Riguardo al taglio al settore petrolifero, non si tratta di un taglio netto: si limitano solo le esplorazioni, non lo sfruttamento dei giacimenti ad ora in uso. È prevista una traslazione verso le energie alternative, ma ci sono dubbi sulla fattibilità del progetto, allo stato attuale delle cose. Oltre alla mancanza di maggioranza assoluta che costringe al compromesso, si fanno notare le difficoltà di un cambio drastico del settore energia. Si renderebbe necessario un tempo di ricerca tecnologica e adattamento sociale per raggiungere obiettivi soddisfacenti.


Dal punto di vista sociale, si vogliono aumentare i programmi sociali e le tasse ai ricchi.


Un tassello fondamentale che la nuova amministrazione intende rivedere sono i rapporti con Washington. Negli ultimi decenni la Colombia è stata l’alleato principale degli Stati Uniti in America Latina, per la guerra al traffico di droga e per l’isolamento del Venezuela, e in virtù di questo ha ricevuto ingenti somme in aiuti alla povertà. Petro vuole cambiare tanti aspetti di questa relazione. Intende passare da una eradicazione della coltura della coca a legalizzarne alcuni usi, per favorire il sostentamento nelle aree rurali. Gli USA concordano sul cambiare modo di combattere la droga, ma non sul metodo, temendo un’infiltrazione ulteriore dei cartelli o una legislazione nebulosa. Sarà un punto su cui trattare. In compenso, il nuovo governo cerca la cooperazione in materia di cambiamento climatico, soprattutto contro la deforestazione dell’Amazzonia.


Il governo eletto intende rivedere i trattati commerciali bilaterali con gli Stati Uniti. L’interesse per il libero mercato rimane, ma si vogliono negoziare maggiori vantaggi per la Colombia. Altro punto dolente è la volontà del presidente eletto di aprire i rapporti diplomatici con Caracas, per combattere la violenza al confine e per rafforzare il commercio tra vicini.


Riguardo alle zone rurali, è prevista una riforma dell’agricoltura. Si pensi che il 50% della terra in Colombia è proprietà dell’1,5% della popolazione. Qualcuno pensa che questo dato, combinato con l’abbandono da parte dello Stato, abbia favorito le guerriglie, il narcotraffico e la compravendita illegale di terra. Petro intende rendere queste terre produttive e usarle per diffondere giustizia sociale, aumentando le tasse ai latifondisti, promuovendo la produzione e la redistribuzione della terra. Non è il primo presidente a prometterlo e l’obbligo di formare alleanze per governare può compromettere il compimento degli intenti.

Altro movente delle proteste nel 2019 e 2021 sono stati il sistema sanitario e quello pensionistico. Ad oggi, questi settori vedono la presenza di entità pubbliche e private, ma il governo eletto intende aumentare le strutture pubbliche, per combattere corruzione, costi e disparità tra città e campagna, prevedendo una tassazione progressiva in base al reddito. La partecipazione statale alle pensioni in America Latina è del 60%, in Colombia del 45,7% per gli over 65. Ogni Stato fa per sé, ma nel caso della Colombia la pensione garantita è bassa e la maggior parte dei cittadini deve aggiungere un fondo pensione privato, con tassi di interesse alti e con polizze che rendono facili gli aumenti per “malus”, oppure affidarsi totalmente alle assicurazioni private. Petro intende aumentare la presenza statale e unificare il sistema, ma si critica che sia insostenibile dal punto di vista finanziario e che lo Stato non sia un buon amministratore.


6. Conclusioni


Il voto del 19 giugno ha segnato un taglio netto con il passato, confermando la volontà popolare di cambiamento, inclusione e uguaglianza, che si era manifestata già con la recente legalizzazione dell’aborto, e che ribolliva sottotraccia da tempo. Ora il governo dovrà dimostrarsi all’altezza delle aspettative di chi ha dato fiducia ai valori che tanto ha decantato nella campagna elettorale. Ce la farà?


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