Egitto - Quando l'epidemia di coronavirus incontra la crisi dei diritti umani

Aggiornamento: 14 nov 2020

(di Claudia Morelli)


1. La (dura) realtà della detenzione in Egitto

Torture sistematiche e spesso letali, sovraffollamento e precarie condizioni igienico-sanitarie, sovente ricorso alla pratica dell’isolamento, sparizioni forzate: sono solo alcune delle situazioni denunciate negli ultimi anni con sempre maggiore frequenza dai pochi mezzi di informazione locali che sfuggono alla censura, e dalle principali organizzazioni regionali ed internazionali attive sul fronte della protezione dei diritti umani.

Già nel 2011, Human Rights Watch aveva definito endemici gli abusi perpetuati presso celle e stazioni di polizia egiziane. Nel giugno del 2019 ha poi fatto il giro del mondo la notizia della morte di Mohamed Morsi: il primo presidente egiziano eletto mediante libere elezioni. Dall’operato controverso e destituito dopo appena un anno di carica, è deceduto a 67 anni in seguito ad un repentino aggravamento delle sue condizioni di salute occorso proprio durante la detenzione [1].

Non vi sono dati ufficiali relativi al numero di detenuti che muoiono nelle prigioni egiziane, tuttavia un rapporto della Arab Organisation for Human Rights afferma che, dal 2013, in più di 600 sarebbero deceduti a causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie o per la mancanza delle cure mediche necessarie. Circa un centinaio,