Dieci anni dopo le rivolte arabe: tra minacce islamiste e involuzioni autoritarie

Aggiornamento: 16 nov 2021

Quale futuro si prospetta per il Nord Africa?


di Sara Senno e Davide Lauretta

La “cancellazione” di Morsi. (Fonte: The Economist) [1]

1. Introduzione


A dieci anni dalle rivolte arabe, i processi per ottenere democrazia e diritti da esse azionati risultano tutt’altro che risolti. Inizialmente, le insurrezioni erano riuscite ad archiviare la pluridecennale fase autoritaria in Egitto, Tunisia e Libia, aprendo la strada alla democratizzazione della regione.


Grazie alla ferma opposizione ai precedenti regimi e all’Occidente che li aveva a lungo appoggiati, le neoformazioni partitiche di stampo islamista moderato, dichiarando di accettare le regole del gioco democratico, collezionarono successi in tutte e tre le realtà, salvo poi dimostrare una generale inesperienza di governo che, data anche la complessità del contesto operativo, ha portato a una loro progressiva esclusione dal panorama politico nordafricano.


Parallelamente, il vuoto politico creatosi a seguito della caduta dei governi autoritari e dei successivi tentativi di riassestamento ha lasciato spazio alla proliferazione di gruppi estremisti violenti nazionali e internazionali, che hanno trovato nella debolezza istituzionale un’occasione per radicarsi nel tessuto sociopolitico nordafricano sostituendosi talvolta allo Stato, laddove carente.


L’erosione del processo di democratizzazione legata a questi fattori prefigura scenari futuri incerti che potrebbero risultare in un’involuzione autoritaria o in un’ulteriore diffusione dell’estremismo violento nei Paesi in transizione, creando ripercussioni sulla sicurezza della regione e, più ampiamente, di tutto il bacino del Mediterraneo.


Il presente lavoro, dopo un’analisi delle cause dell'estrema fragilità del contesto nordafricano post-2011, si propone di delineare i più probabili sviluppi futuri nell'area.


2. Il post-rivolte arabe in Nord Africa: premesse


Le insurrezioni del 2011 nacquero in seno a una situazione di diffuso malcontento, derivante dalla pluridecennale oppressione popolare operata dagli autoritarismi che governavano in maniera disfunzionale la regione nordafricana. Insisteva in essa, infatti, una profonda e diffusa corruzione che, unitamente all’aumento delle disparità sociali e al generale peggioramento delle condizioni di vita, accrebbe l’insoddisfazione della popolazione sino a spingerla al rovesciamento di tali sistemi politici in favore della democratizzazione, di un miglioramento delle condizioni di vita e di un maggiore rispetto dei diritti e delle libertà.[2]