#Dearmoon: il turismo spaziale e i nuovi astronauti

Aggiornato il: 25 ott 2018

Come annunciato alla fine del mese scorso, il miliardario giapponese Yusaku Maezawa sarà il primo turista spaziale a compiere un viaggio intorno alla Luna, nel corso della missione da lui rinominata #dearmoon (si veda questo link).

Il viaggio, secondo le poche informazioni rilasciate, si compirà nel 2023 grazie al servizio offerto da SpaceX, la società americana fondata da Elon Musk, che metterà a disposizione la coppia di moduli riutilizzabili Big Falcon Rocket e il Big Falcon Spaceship, per un prezzo non ancora reso noto. Il turista tuttavia non sarà solo. Ad accompagnarlo ci sarà infatti una crew di otto persone tra cui artisti, musicisti, scrittori e pittori, pronti a essere protagonisti in prima persona di uno dei più grandi sogni dell’uomo.


Tuttavia, diversamente da quanto si potrebbe pensare, Maezawa non sarà il primo turista spaziale della storia. In tal senso, a partire dal 2001 sono stati in diversi i privati cittadini a indossare i panni dell’astronauta per brevi periodi. Primo tra questi l'americano Dennis Tito, in un viaggio cosmico costato circa 20 milioni di dollari e durato quasi 8 giorni, prima a bordo della navicella Soyuz, per attraccare poi alla stazione spaziale internazionale (ISS), nella quale ha svolto diverse attività tra cui alcune di ricerca scientifica.

Successivamente, il privilegio di soggiornare per alcuni giorni nello spazio per puro diletto ha riguardato altre sette persone: Mark Shuttleworth, l'italiano Roberto Vittori, Gregory Olsen, Anousheh Ansari, Richard Garriott, Charles Simonyi ed infine il canadese Guy Laliberté.

L’attuale sviluppo tecnologico e gli investimenti realizzati nel settore del trasporto aereo-spaziale da alcune aziende private, quali ad esempio la Virgin Galactic del britannico Richard Branson e la Blue Origin, così come il crescente interesse da parte di alcuni Stati, lasciano presagire che il “turismo spaziale”, non rappresenta oggi solo una delle maggiori ambizioni del settore spaziale, ma sarà una delle attività di più certa realizzazione nei prossimi anni (si veda un precedente articolo di questa rubrica).

È tuttavia interessante notare che agli albori delle attività spaziali e dello sviluppo del quadro giuridico riguardante tali attività, la presenza di esseri umani nelle missioni spaziali non era stata presa in considerazione, se non nella classica forma di astronauta.

Già a partire dalla prima risoluzione delle Nazioni Unite in materia di spazio, la ris. 1962 (XVIII) del 1963, titolata “Declaration of Legal Principles Governing the Activities of States in the Exploration and Use of Outer Space”, si definiva gli astronauti quali inviati dell’umanità (envoy of mankind) e si stabiliva l’obbligo per gli Stati di aver riguardo di questi e rendere loro ogni possibile assistenza in caso di emergenza, come successivamente ribadito all’art. V del Tratto sullo spazio (Outer Space Treaty).

Pochi anni dopo, nel 1967, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno deciso di dotarsi di uno strumento specificamente indirizzato a regolamentare le attività di salvataggio e del ritorno degli astronauti sulla Terra, grazie all’adozione dell’Agreement on the Rescue of Astronauts, the Return of Astronauts and the Return of Objects Launched into Outer Space.

Ma è possibile considerare astronauta, anche solo lato sensu, i nuovi turisti dello spazio? E se la risposta fosse no, come potrebbero questi essere tutelati in caso di necessità?

Ad oggi, giunti al 50° anniversario del trattato sugli astronauti, e dinanzi alle nuove opportunità offerte a cittadini privati di andare nello spazio, ci si chiede dunque se tali strumenti siano ancora sufficienti, ovvero necessitino di essere aggiornati.

Sebbene a prima vista la risposta sembrerebbe essere affermativa, in molti hanno ritenuto completo l’attuale quadro giuridico.

Da un lato infatti, alcuni strumenti, successivi al trattato sugli astronauti, hanno incluso altre definizioni maggiormente estensive. Si pensi ad esempio agli accordi sottoscritti per la realizzazione della ISS, nei quali il termine astronauta è stato affiancato dalle espressioni “crew members” o “visiting crew members”, estendendo dunque la possibilità di visitare la stazione ad altre persone esterne al team puramente scientifico. Inoltre, il c.d. Trattato sulla Luna, sottoscritto nel 1979, ma non ancora entrato in vigore a causa del limitato numero di strumenti di ratifica, all’art.10.1 include previsioni riguardanti il “personale” (personnel), non circoscrivendo dunque quanto stabilito esclusivamente agli astronauti.

Dall’altro, secondo buona parte della dottrina, nel caso di situazioni critiche di emergenza, che mettano a repentaglio la sopravvivenza di coloro che si trovino nello spazio extra-atmosferico, anche qualora quest’ultimi non fossero inclusi nella definizione di astronauta, interverrebbero altre norme del diritto internazionale a giustificare un intervento a loro favore.

Infine, è importante rilevare che rare sono state negli anni le richieste da parte degli Stati, all’interno del Comitato per gli usi pacifici dello spazio extra-atmosferico delle Nazioni Unite, di modificare o aggiornare gli strumenti già esistenti.

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