Crime Terror Nexus: il caso del Mali

Aggiornamento: 15 feb

di Eleonora Corsale

1. Introduzione


Il ritiro parziale delle truppe francesi dal Mali ha preso il via. A metà dicembre le basi di Kidal, Tessalit e Timbuctu sono state consegnate all’esercito maliano, mentre la presenza francese rimane ancora nel centro del paese. Come riportato da AGI e altre testate, il bilancio di questi otto anni di impegno francese nella lotta al jihadismo nel nord del Sahel non è affatto positivo.[1]

Fonte: Il Post

Seppur vero che Bamako non sia caduta sotto i jihadisti e il crollo dello Stato sia stato sventato, la situazione appare tuttora critica. L’esercito maliano ha destituito il presidente eletto, lo Stato è debole e i gruppi jihadisti hanno accresciuto la propria influenza nel Sahel, insediandosi in Niger e Burkina Faso. Questo scenario è poi complicato dalle crescenti interazioni e commistioni tra i gruppi jihadisti e criminali attivi nel Sahel.


La domanda pertanto sorge spontanea: si ripeterà in Mali un secondo Afghanistan? Assisteremo anche in Mali a una rovinosa ritirata che apre le porte a nuovi scenari di terrore? L’esercito del Mali sarà in grado di garantire il necessario livello di protezione ai civili?


2. Crime-terror nexus in Mali


Come in molti altri paesi dell’Africa del Nord e del Sahel, la criminalità transnazionale organizzata ha giocato un ruolo centrale nelle faccende politiche del Mali degli ultimi anni, soprattutto al nord.


La tradizionale nozione di ‘mafia’ è difficile da applicare a questi gruppi: non avendo una struttura gerarchica, l’affiliazione a un gruppo piuttosto che a un altro è spesso flessibile e di natura opportunistica.[2] Nel caso del Mali, inoltre, la legislazione non riconosce il crimine organizzato come tale, ma solo la partecipazione in un’associazione di malfattori o in un gruppo terroristico. Un tale quadro giuridico ha favorito il connubio tra crimine organizzato e terrorismo, avendo attirato l’attenzione nazionale e internazionale principalmente verso la lotta al secondo. Traffico di droga, compresi ingenti partite di cocaina provenienti dall’America Latina, nonché il racket dei rapimenti gestito dai gruppi jihadisti operanti in libertà ai confini con il Sahel, sono endemici in Mali e motivi di preoccupazione circa la capacità dello stato maliano di mantenere la stabilità. Quello che ovunque nel mondo sarebbe percepito come una condotta criminale, per la popolazione del Mali ha rappresentato una strategia di resilienza e pertanto è stato legittimato. Le stesse istituzioni hanno utilizzato i traffici illegali per silenziare le rivolte e ripagare la lealtà delle comunità.

https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2019/11/After_the_storm_GI-TOC.pdf

I legami tra gruppi criminali, comunità locali, entità politiche e sociali, gruppi armati, governo del Mali e paesi confinanti datano infatti da ben prima del 2012.[3] Il tutto è fomentato anche da altri paesi, come Algeria e Libia, con organizzazioni criminali interessate a trafficare droga nel territorio maliano e gruppi armati radi