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Crime Terror Nexus: il caso del Mali

Aggiornamento: 15 feb 2022

di Eleonora Corsale

1. Introduzione


Il ritiro parziale delle truppe francesi dal Mali ha preso il via. A metà dicembre le basi di Kidal, Tessalit e Timbuctu sono state consegnate all’esercito maliano, mentre la presenza francese rimane ancora nel centro del paese. Come riportato da AGI e altre testate, il bilancio di questi otto anni di impegno francese nella lotta al jihadismo nel nord del Sahel non è affatto positivo.[1]

Fonte: Il Post

Seppur vero che Bamako non sia caduta sotto i jihadisti e il crollo dello Stato sia stato sventato, la situazione appare tuttora critica. L’esercito maliano ha destituito il presidente eletto, lo Stato è debole e i gruppi jihadisti hanno accresciuto la propria influenza nel Sahel, insediandosi in Niger e Burkina Faso. Questo scenario è poi complicato dalle crescenti interazioni e commistioni tra i gruppi jihadisti e criminali attivi nel Sahel.


La domanda pertanto sorge spontanea: si ripeterà in Mali un secondo Afghanistan? Assisteremo anche in Mali a una rovinosa ritirata che apre le porte a nuovi scenari di terrore? L’esercito del Mali sarà in grado di garantire il necessario livello di protezione ai civili?


2. Crime-terror nexus in Mali


Come in molti altri paesi dell’Africa del Nord e del Sahel, la criminalità transnazionale organizzata ha giocato un ruolo centrale nelle faccende politiche del Mali degli ultimi anni, soprattutto al nord.


La tradizionale nozione di ‘mafia’ è difficile da applicare a questi gruppi: non avendo una struttura gerarchica, l’affiliazione a un gruppo piuttosto che a un altro è spesso flessibile e di natura opportunistica.[2] Nel caso del Mali, inoltre, la legislazione non riconosce il crimine organizzato come tale, ma solo la partecipazione in un’associazione di malfattori o in un gruppo terroristico. Un tale quadro giuridico ha favorito il connubio tra crimine organizzato e terrorismo, avendo attirato l’attenzione nazionale e internazionale principalmente verso la lotta al secondo. Traffico di droga, compresi ingenti partite di cocaina provenienti dall’America Latina, nonché il racket dei rapimenti gestito dai gruppi jihadisti operanti in libertà ai confini con il Sahel, sono endemici in Mali e motivi di preoccupazione circa la capacità dello stato maliano di mantenere la stabilità. Quello che ovunque nel mondo sarebbe percepito come una condotta criminale, per la popolazione del Mali ha rappresentato una strategia di resilienza e pertanto è stato legittimato. Le stesse istituzioni hanno utilizzato i traffici illegali per silenziare le rivolte e ripagare la lealtà delle comunità.

https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2019/11/After_the_storm_GI-TOC.pdf

I legami tra gruppi criminali, comunità locali, entità politiche e sociali, gruppi armati, governo del Mali e paesi confinanti datano infatti da ben prima del 2012.[3] Il tutto è fomentato anche da altri paesi, come Algeria e Libia, con organizzazioni criminali interessate a trafficare droga nel territorio maliano e gruppi armati radicali. I profitti di questi traffici hanno generato non solo ingenti guadagni ma anche vantaggi in termini di occupazione e mobilità sociale per i gruppi più vulnerabili, tra cui i giovani. Questi profitti hanno poi aiutato a costruire una legittimità per i trafficanti, acquistare la complicità dei leader locali e assicurarsi protezione politica.[4] Questa combinazione di fattori etnici o tribali e forze sovranazionali ha gettato le basi per portare il Mali sulla via della quarta insorgenza della sua storia post-coloniale.[5] La catastrofe è stata poi completata dalla decadenza delle stesse istituzioni governative: sempre più deboli, afflitte da corruzione e nepotismo, corrodendo così la fiducia della popolazione nella politica.


3. Le fonti di guadagno del nexus


a. Narcotraffico


Il Mali è il principale paese di transito dei narcotici, soprattutto hashish e cocaina, nonché il principale mercato per anfetamine e oppioidi sintetici (tra cui tramadol, diazepam e codeina).[6] La distanza dalle istituzioni centrali, la natura del territorio, nonché la storia passata e recente, hanno reso il nord del Mali l’epicentro di queste attività. In-Kalil, Tessalit, Gao, Kidal and Timbuctu sono state convertite in hubs per svariate forme di traffici illegali con Algeria, Mauritania e Niger. Come enfatizzato in precedenza, i trafficanti hanno convertito i propri profitti in capitale politico così da ottenere la protezione dello Stato o la legittimazione sociale.[7] In queste zone lo stato sociale di alcuni trafficanti è cresciuto essendo i loro affari una fonte importante di opportunità economiche per una popolazione disoccupata e povera, soprattutto per i giovani.[8] Un trafficante maliano intervistato nel 2018 avrebbe dichiarato ‘A few decades ago, marrying your daughter to a narco-trafficker was unthinkable. Today, it is almost a blessing.’[9] Non sorprende quindi che il più noto caso di traffico di droga della storia maliana, “Air Cocaine” del 2009[10], abbia suggerito una complicità degli ufficiali negli affari criminali.[11] Ciò conferma la triste certezza di come i flussi finanziari provenienti da attività illecite siano una minaccia per la transizione dalla guerra alla pace in tutta la regione.


b. Rapimenti e riscatti


La pratica dei rapimenti per riscatto è cominciata nei primi anni 2000, quando il gruppo algerino GSPC (Groupe Salafiste pour la Prédication et le Combat) trovò rifugio nel nord del Mali. Ciò provocò un deterioramento delle condizioni di sicurezza in tutta la regione. Il gruppo chiese supporto ad al-Qaeda e nel 2007 si rinominò al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Da questo momento in poi i rapimenti ne divennero principale fonte di reddito, trovando poi beneficio nel traffico di armi, assai proficuo nella regione. Per fornire alcuni dati, nel solo 2013, AQIM avrebbe accumulato una ricchezza di circa 66 milioni di dollari, cresciuta di circa 125 milioni tra il 2008 e 2014.[12]


Trattandosi di una pratica molto redditizia, anche gruppi criminali minori entrarono nel business. Mentre i gruppi jihadisti si spartivano i profitti, si è portati a pensare che le organizzazioni criminali locali servissero per individuare gli ostaggi attraverso le loro connessioni sul territorio e di conseguenza portare a compimento il sequestro. Gli ostaggi venivano poi venduti ai gruppi jihadisti che grazie alle connessioni internazionali e capacità logistiche aprivano le negoziazioni con i governi stranieri attraverso intermediari.

Fonte: Volere la Luna

c. Traffico di armi


Tra il 2012 e il 2013, tutto il Sahel ha registrato un’intensa crescita delle attività criminali a seguito della caduta del regime di Gheddafi e l’effetto che questa ebbe sulla ribellione Tuareg e islamista nel nord del Mali. Gli irredentisti Tuareg[13] portarono dalla Libia un grande quantitativo di armi, tra cui veicoli blindati e missili anticarro. Questo arsenale trovò il suo utilizzo nella ribellione sfociata proprio a seguito del crollo del regime libico e sostenuta da milizie affiliate ad al-Qaeda.


Le armi sono entrate nel paese anche dalla Costa d’Avorio, Niger, Sudan, Liberia e Sierra Leone. Questo flusso si è mosso verso il centro e il sud del Mali: Timetrine e Tigharghar nella regione di Kidal sembrano essere tra i principali hubs per la distribuzione.[14] Nel 2015 la violenza ha raggiunto livelli senza precedenti nel Mali centrale a seguito della guerra per l’accesso alle risorse tra le comunità Fulani, Bambara e Dogon.


4. Conclusione


Sebbene tutta la regione del Sahel e del Sahara sia soggetta al connubio tra crimine organizzato e terrorismo, le minacce che questo pone alla stabilità del Mali sono particolarmente significative. Tra queste figurano il rischio di nuovi conflitti, il deterioramento delle istituzioni governative, nonché la crescente fragilità di un paese che sembra non vedere mai la pace.


A seguito del ritiro delle truppe francesi la Russia, con i mercenari della Wagner, fa il suo ingresso in Mali, aprendo nuovi scenari e spaccature nei rapporti tra il paese e le forze internazionali. In primis con la Francia, che ormai in ritirata si trova di fronte a un’impasse e a una forte campagna antifrancese ormai diffusa nel paese.


Una soluzione possibile verso la transizione pacifica risiede nella costruzione di uno Stato più solido e democratico, soluzione che però appare ancora troppo remota di fronte al doppio gioco del governo che da un lato promette di organizzare elezioni democratiche rinviandone la scadenza e dall’altro si serve delle truppe mercenarie russe per mantenersi al potere.


L’altra strada da percorrere per assicurare la pace dovrebbe essere un dialogo con il Gruppo di sostegno dell’islam e dei musulmani (GISM), il più radicato nel paese, nonché una maggiore attenzione ai fenomeni criminali correlati. Come già evidenziato in una precedente analisi per AMIStaDeS intitolata “Criminalità Organizzata e Terrorismo: Crime Terror Nexus” nonostante le difficoltà nel definire con esattezza il legame tra criminalità organizzata e terrorismo, è ormai chiaro che questo non può più essere ignorato o negato. L’espansione del nexus potrebbe accrescere la vulnerabilità ad attentati terroristici posti in essere da gruppi con elevate capacità criminali e risorse finanziarie. Pertanto, solo la messa in opera della circolarità dei mezzi di contrasto, ossia la cultura della circolazione e della condivisione spontanea e tempestiva delle notizie e delle informazioni al livello interno e soprattutto al livello sovranazionale,[15] possono consentire di contrastare questo fenomeno in maniera efficace e al contempo prevenirlo. Ciò è particolarmente vero per il caso del Mali, e la Francia, nonostante il suo ritiro, dovrà comunque mantenere entrambi gli occhi bene aperti di fronte agli sviluppi futuri del paese e alle possibili implicazioni che questi potrebbero avere sul suo territorio nazionale.


(scarica l'analisi)

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Note

[1] Perché il Mali è la spina nel fianco per Macron e lo sarà anche per il suo successore https://www.agi.it/estero/news/2022-01-11/mali-spina-fianco-per-macron-suo-successore-15184890/ [2] Organised crime in Mali: Why it matters for a peaceful transition from conflict https://www.international-alert.org/wp-content/uploads/2021/08/Mali-Organised-Crime-EN-2016.pdf [3] Per ulteriori dettagli Elisa Chiara. I differenti volti dell’insicurezza del Sahel https://www.amistades.info/post/i-differenti-volti-dell-insicurezza-del-sahel [4] Organised crime and conflict in the Sahel-Sahar region https://carnegieendowment.org/files/sahel_sahara.pdf [5] Crime after Jihad: armed groups, the state and illicit business in post-conflict Mali https://globalinitiative.net/analysis/crime-after-jihad-armed-groups-the-state-and-illicit-business-in-post-conflict-mali/ [6] After the storm: organized crime across the Sahel-Sahara following the upheaval in Libya and Mali https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2019/11/After_the_storm_GI-TOC.pdf [7] Ibidem [8] Ibidem [9] Ibidem [10] 'Air Cocaine' smuggling trial opens in the south of France https://www.france24.com/en/20190218-france-air-cocaine-smuggling-trial-opens-aix-en-provence-pilots-saint-tropez-dominican [11] Crime after Jihad: armed groups, the state and illicit business in post-conflict Mali https://globalinitiative.net/analysis/crime-after-jihad-armed-groups-the-state-and-illicit-business-in-post-conflict-mali/ [12] After the storm: organized crime across the Sahel-Sahara following the upheaval in Libya and Mali https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2019/11/After_the_storm_GI-TOC.pdf [13] Per ulteriori dettagli in merito alla storia del Mali e ai conflitti che hanno attraversato il paese negli ultimi anni Elisa Chiara. I differenti volti dell’insicurezza del Sahel https://www.amistades.info/post/i-differenti-volti-dell-insicurezza-del-sahel [14] After the storm: organized crime across the Sahel-Sahara following the upheaval in Libya and Mali https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2019/11/After_the_storm_GI-TOC.pdf [15] Ibidem


Bibliografia/Sitografia

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