*Le opinioni espresse nelle analisi sono presentate dall’Autore a titolo personale e non riflettono necessariamente la posizione dell'Associazione sui temi affrontati.

Confraternite nigeriane: tra storia e attualità

Aggiornato il: 3 giorni fa

(di Stefano Pellegrini)

Introduzione

Le società segrete tradizionali possono essere definite come insiemi di credenze e pratiche la cui esistenza è nota solo ai membri iniziati.

Il termine “culto” è usato molto liberamente in Nigeria e può riferirsi a qualunque gruppo organizzato caratterizzato dalla segretezza dell’organizzazione e/o dal modello operativo, implicando inoltre una dimensione religiosa, in genere connessa alla pratica juju [1]. Le organizzazioni variano dalla famosa società segreta Ogboni a confraternite universitarie, tutte indicate con il termine “culto” dai media nigeriani.

Nel sud della Nigeria le società segrete, durante il periodo precoloniale, hanno svolto un ruolo importante in termini di governance locale e hanno assunto funzioni politiche, giudiziarie e religioso-sacrali. Talvolta costituivano un mezzo di controllo del potere esercitato da capi e re, occupandosi del controllo sociale e del rispetto di quello che oggi definiremmo ordine morale.

Sotto la colonizzazione inglese sono state trattate con ostilità a causa della mancanza di trasparenza e del ricorso a pratiche già condannate dall’amministrazione coloniale. Nonostante ciò, alcune società tradizionali fiorirono durante l’era coloniale e giocarono un ruolo importante nei primi movimenti nazionalisti nigeriani.

Dagli anni Cinquanta del Novecento, l’aumento della corruzione ha creato un clima favorevole allo sviluppo delle società segrete tradizionali. La maggior parte delle confraternite si trova nel sud del paese, che non a caso è anche la regione in cui le società segrete tradizionali erano le più potenti prima della colonizzazione stessa. Questa predominanza nel sud-est e in alcune parti del sud-ovest è spiegata dal fatto che le attività dei sindacati studenteschi erano deboli in queste regioni, a differenza di quanto accadeva nel nord, dove il sindacalismo studentesco era invece più forte.


1. Storia

1.1 Origini

Nel 1952 presso lo University College di Ibadan nasce la Pyrates Confraternity, la prima confraternita nigeriana, fondata come organizzazione a favore di studenti promettenti. La vita sociale interna era dettata da una sorta di affiliazione a carattere tribale, aperta ad ogni studente maschio a prescindere dall’etnia o dalla condizione sociale di provenienza.

Tra i suoi fondatori si annovera Wole Soyinka, scrittore e futuro Premio Nobel per la Letteratura, che più tardi affermerà che scopo dei Pyrates era distinguersi dall’“establishment spocchioso ed i suoi prodotti pretenziosi formando una nuova istituzione educativa differente da una cultura ipocrita e borghese, differente dai distaccati aristocratici coloniali”.

Originariamente i membri fondatori erano coinvolti, e molto, nella lotta nazionalista: i loro primi obiettivi erano promuovere la giustizia e la salvaguardia delle tradizioni e dei costumi africani; la lotta contro il colonialismo a favore dell’indipendenza; e infine instillare una cultura universitaria tra i loro compagni. Lo scopo della confraternita era la lotta per i diritti umani e la giustizia sociale in Nigeria.

L’organizzazione adottò il motto “against all conventions”, a sottolineare l’intento di insidiare dall’interno la cultura della borghesia nigeriana, e il teschio con le ossa incrociate come simbolo; mentre i membri adottarono nomi dal sapore piratesco, quali Cap’n Blood e Long John Silver.


1.2 Anni Settanta e Ottanta

1.2.1 Scissioni interne

Se per circa vent’anni i Pyrates rimasero l’unica confraternita presente nei campus universitari nigeriani, a partire dagli anni Settanta le confraternite si diffusero in tutti gli apparati di istruzione superiore del Paese.

Durante gli anni Settanta molti membri della confraternita dei Pyrates furono accusati di non seguire le regole del culto e ne furono quindi espulsi: ne scaturì dunque una scissione che portò alla creazione dei Sea Dogs (i Pyrates originali) e dei Bucaneers. Da questi ultimi si separò dopo qualche anno il Movimento Neo-Black dell’Africa, chiamato anche confraternita dei Black Axe, che s’impadronì dell’Università di Benin nell’Edo State. Dopo la sua creazione, un’altra confraternita, la Eiye Confraternity, si staccò dai Black Axe.

1.2.2 Emergere della violenza

Nati come universitari, durante gli anni Settanta e Ottanta questi stessi gruppi sono divenuti sempre più violenti. Questo periodo conobbe un cambiamento drammatico nel ruolo delle confraternite. In seguito al colpo di Stato del 1985 guidato da Ibrahim Babangida, le tensioni politiche si fecero insanabili e le attività delle confraternite divennero più violente e repressive.

Le confraternite divennero una forza antagonista ai sindacati studenteschi e al personale universitario, unici gruppi organizzati che si opponevano al regime militare imposto; i leader militari sfruttarono la situazione a loro vantaggio, consegnando alle confraternite denaro e armi destinati a eliminare i rimanenti oppositori.

Nel documento EASO – Nigeria Country Focus del giugno 2017, un intero capitolo è dedicato al fenomeno delle società segrete e cult. Pseudo-confraternite o gruppi cultisti universitari quali i già citati Black Axe, i Supreme Vikings e la Klansmen Konfraternity furono fondati negli anni Ottanta come organizzazioni collaterali dell’esercito e a loro volta crearono gruppi cultisti di strada. Questi ultimi controllano il territorio e alcune attività illecite come il traffico della droga.

Dalla fine degli anni Ottanta, alcuni gruppi universitari sono generalmente diventati bande criminali, definite dallo storico Ellis “movimenti anti-sociali”, temute per i loro comportamenti violenti contro altri studenti e contro lo staff universitario. Le loro iniziative sono portate avanti mediante attività criminali di studenti sia interni sia esterni ai campus, anche dopo aver terminato l’università, e ciò avviene in particolare nella zona del Delta del Niger.


1.3 Anni Novanta

Durante i primi anni Novanta, la Nigeria conobbe un’esplosione delle attività delle confraternite in tutta la regione del Delta; molte confraternite operavano in gran parte al pari di gang criminali, soprannominate “campus cults”. Oltre alle normali attività delittuose, le confraternite sono state associate ad atti di violenza politica, così come al conflitto che coinvolge la regione del Delta del Niger.

L’estremo vandalismo, la violenza e la sanguinosa lotta per la supremazia tra confraternite rivali raggiunsero l’apice in quegli anni. L’incremento delle attività di cultismo durante i primi anni Novanta intensificò le tensioni all’interno dei campus e portò alla feroce battaglia per la supremazia tra i vari gruppi.

1.3.1 La Family Confraternity

Durante gli anni Novanta emerse la Family Confraternity, organizzazione che, strutturata similmente alla mafia italiana, iniziò attività di “estromissione” all’interno delle università. Ad oggi essa mantiene la propria presenza in numerose scuole nigeriane, conservando lo stesso modus operandi della mafia del nostro Paese.

Molti studenti furono espulsi perché accusati di praticare attività di cultismo volte a minare le confraternite che eseguivano pratiche voodoo. Questo segnò l’inizio del “trasferimento” delle attività delle confraternite al di fuori dei campus universitari. Così l’intromissione del governo democratico, anch’esso desideroso di eliminare le pratiche di cultismo, portò alla dissoluzione dei tradizionali cult dei campus. La conseguenza più evidente fu una migrazione degli adepti dai campus verso quartieri e strade urbane in quanto i campus non rappresentavano più un luogo di rifugio.

1.3.2. Coinvolgimento nel conflitto del delta del Niger

A seguito della crisi del petrolio degli anni Ottanta, in Nigeria la criminalità organizzata ha cominciato a penetrare negli apparati politici ed economici del Paese. Protetti dalle persone più influenti, che cercavano di mantenere i loro privilegi, le organizzazioni criminali hanno potuto svolgere i propri traffici pressoché indisturbate.

Nella regione del Niger Delta, la maggior parte delle confraternite è coinvolta nel crimine organizzato: alcune di queste fazioni si sono unite in un unico gruppo di attivisti, noto come MEND, Movement for the Emancipation of the Niger Delta, e hanno compiuto diversi attacchi sotto questo nome. Qui i cultisti storpiano i “nemici” e si uccidono gli uni con gli altri in aperti combattimenti.


2. Reclutamento e riti iniziatici

L’appartenenza a una confraternita è in genere soggetta a determinate restrizioni e non è nota pubblicamente. Il numero delle persone in una confraternita varia da poche decine a diverse centinaia di membri, e le reclute sono per lo più uomini.

2.1 Metodi di reclutamento

Le confraternite usano vari metodi per reclutare nuovi membri.

In un articolo pubblicato nel luglio 2014, il giornalista nigeriano Onike Rahaman parla di manipolazione psicologica, lavaggio del cervello, incoraggiamento, false promesse, minacce, sfruttamento della vulnerabilità delle persone in situazione debolezza, e di molto altro. Viene sottolineato anche che alcuni studenti sono ingannati dai cultisti: costoro li persuadono del fatto che l’appartenenza alla confraternita fornirà a ogni affiliato “rispetto, gratitudine e protezione”, quando in realtà li esporrà al pericolo e all’insicurezza.

I nuovi membri sono sedotti dalle false promesse e sono attratti dalla prospettiva di fare soldi e di godere di nuove opportunità professionali. Le confraternite sostengono di essere in grado di fornire loro i mezzi per difendersi, per migliorare la loro reputazione e posizione sociale, per facilitare i loro contatti con personalità influenti, così come con persone dell’altro sesso. Queste promesse sono raramente mantenute, ma disimpegnarsi da una confraternita dopo essere stato iniziato è estremamente difficile. I “disertori” vengono spesso uccisi: si vuole ovviamente impedire che i segreti del gruppo vengano in qualche modo rivelati.

Alcune confraternite ricorrono alla violenza per reclutare. Per esempio, in un rapporto di Human Rights Watch del 2007, si riporta che la confraternita Black Axe usa prove di estrema violenza per reclutare nuovi membri.

2.2 Motivazioni delle nuove reclute

Come già detto poche righe sopra, i nuovi membri sono attratti dalle confraternite con mezzi pretestuosi e promesse vane. Le confraternite stesse puntano la loro azione sul miraggio di poter garantire ai nuovi membri la possibilità di difendersi (e di difendere le persone care), di migliorare la propria reputazione e di facilitare il contatto con persone influenti.

In più, i cult presenti nel campus offrono anche opportunità ai loro membri dopo la laurea. Siccome le confraternite hanno contatti estesi con figure politiche o militari, i cult offrono opportunità legate alla loro eccellente rete di ex studenti.

2.3 Riti iniziatici

Nel Rapport de mission en République fédérale du Nigeria du 9 au 21 septembre 2016 de l’Office Francais de Refugée et Apatrides (OFPRA) si afferma, con riferimento ai culti e alle società segrete, che diversi interlocutori, tra i quali il giornalista nigeriano Okechukwu Uwaezuoke, sottolineano che il cultismo è emerso come un flagello, trattandosi di organizzazioni di carattere mafioso con violentissime procedure di iniziazione e protagonisti di attività illegali. Le nuove reclute sono spesso soggette a riti iniziatici, il cui obiettivo è conferire loro una “fortificazione spirituale”. Molte confraternite ricorrono a oggetti religiosi e pratiche voodoo che accentuano la somiglianza con le cerimonie di iniziazione praticate nelle società segrete tradizionali.

Durante le prime settimane dell’anno accademico, i membri delle confraternite reclutano nuovi membri all’interno del campus universitario. Le cerimonie di iniziazione contemplano normalmente pesanti percosse. In tal modo può essere testata la resistenza dei nuovi arrivati, così come nel caso dell’ingestione di un liquido miscelato a sangue. Ai maschi sottoposti a iniziazione può a volte essere richiesta un’ulteriore prova prima di diventare membri completi: violentare una studentessa o un membro femminile dello staff universitario.

La normale attività criminale dei cult include l’intimidazione a danno di professori per l’ottenimento di voti alti, incluso l’incendio della loro macchina o il rapimento per brevi periodi dei loro figli.

Una volta iniziato, il nuovo reclutato diventa un membro a pieno titolo della confraternita e diviene quindi quasi impossibile per lui uscire da questa “servitù”: l’iniziazione è destinata a durare per tutta la vita, e gli individui che intenderebbero rompere il loro giuramento di fedeltà sono esposti a punizioni drastiche, che possono includere l’omicidio.


3. Conclusioni

Le confraternite ancora oggi rappresentano una realtà centrale e ben radicata in Nigeria. Negli ultimi sessant'anni si sono evolute assumendo caratteri sempre più violenti e aggressivi, trovando terreno fertile nell’instabilità e nella corruzione della politica nigeriana. Vane promesse e speranze di sicurezza e senso di appartenenza legano l'adepto ad un vincolo cui unica via d'uscita è la fuga o la morte.

[1] Con il termine juju si indica una pratica esoterica estremamente diffusa in Nigeria, in forza della quale, in caso di inadempimento degli obblighi assunti durante il rituale, si sarebbe colpiti da disgrazie di ogni genere.

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