Il conflitto russo-ucraino. Quali possibili conseguenze per l’Italia?

Aggiornamento: 16 apr

di Lorenzo Giordano

Durante la telefonata del 1º febbraio tra Putin e Draghi, dopo che il premier ha sollevato la sua "preoccupazione" sull'Ucraina, il leader russo ha risposto parlando di gas e dell'incontro con i big dell'economia italiana. Fonte: https://europa.today.it/attualita/draghi-putin-telefonata-ucraina-gas.html

1. Introduzione: la ripresa del conflitto


All’alba del 24 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha dato l’ordine di invadere l’Ucraina. La decisione è avvenuta poco dopo il riconoscimento ufficiale delle repubbliche separatiste del Donbass – Lugansk e Donetsk – situate in territorio ucraino, e l’invio di truppe nel territorio con la motivazione ufficiale di peacekeeping.


La quasi totalità dell’attuale territorio ucraino è appartenuta per secoli prima all’impero russo, poi all’URSS, nella forma istituzionale di Repubblica socialista sovietica. Dalla fine dell’URSS, i legami con la Russia hanno continuato a condizionare il modo in cui Kiev ha guardato alla politica internazionale. Le ragioni sono molteplici: in primo luogo, il territorio ucraino ospita consistenti minoranze di etnia russa e di lingua russofona, in Crimea e nell’Ucraina sud-orientale; inoltre l’Ucraina è un importante hub energetico di transito verso l’Europa occidentale. D’altra parte, tra il 1991 e il 2014, Kiev aveva approfondito le relazioni bilaterali e multilaterali con i Paesi dell’Unione Europea (UE) e gli Stati Uniti, al fine di acquisire maggiore indipendenza dall’influenza russa.


Lo scoppio della crisi ucraina nell’inverno 2013-14 (in particolare l’annessione russa della Crimea – situata in una posizione strategica tra il Mar Nero e il Mare d’Azov – e il supporto russo alle forze filo-separatiste nella regione ucraina sud-orientale del Donbass) ha portato a un deterioramento permanente delle relazioni tra Mosca e Kiev e a una svolta radicale nella posizione ufficiale del Paese. Dal 2014, l’Ucraina ha portato avanti una visione apertamente filo-europeista e filo-occidentale – che si è manifestata nella volontà di entrare a far parte dell’UE e della NATO – e in aperto conflitto con la Russia.


In tale contesto, Kiev ha avviato una serie di riforme strutturali anche con il sostegno della comunità europea. Nel giugno 2017 l’UE ha approvato la liberalizzazione dei visti e il 1º settembre 2017 è entrato in vigore l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Tuttavia, i continui scontri nel Sud del Paese hanno reso di fatto inutili gli sforzi diplomatici che avevano portato nel settembre 2014 alla firma del Protocollo di Minsk (cosiddetto Minsk I) da parte dei separatisti e del governo di Kiev, sotto mediazione di OSCE e Russia.


A pochi giorni dall’avvio dell’operazione militare russa in Ucraina, nonostante sia complesso ipotizzare scenari futuri, si può affermare che quanto sta accadendo in Europa orientale rischia di produrre un impatto gravoso anche in Italia, sia sul fronte militare, in quanto membro della Nato, che su quello economico, dalle forniture di gas alle ripercussioni sulle banche.

Sono circa 130.000 i soldati schierati dalla Russia ai confini con l’Ucraina negli scorsi mesi. Fonte: https://www.corriere.it/esteri/22_febbraio_13/ucraina-crisi-5-domande-siamo-davvero-vigilia-conflitto-4f503414-8c43-11ec-a14e-5fea75909720.shtml

2. Il ruolo dell’Italia sul fronte militare