Cavi sottomarini, sicurezza e competizione geopolitica tra Usa, Europa e Cina

di Alessio Frugiuele

Figura 1: cavi sottomarini. (Istock)

1. Introduzione


I trend tecnologici degli ultimi anni evidenziano sempre più la tendenza verso soluzioni e device wireless, ma in realtà la connettività dipende dai cavi posati sui fondali marini. Si tratta di infrastrutture essenziali per le comunicazioni e per il trasporto di energia e di vitale importanza per l’economia di tutti gli Stati. Ad oggi, infatti, il 97 % del traffico internet globale, con 10 miliardi di dollari di transazioni finanziarie giornaliere, avviene attraverso cavi sottomarini, per un totale di 1,2 milioni di chilometri di lunghezza (più di tre volte la distanza dalla terra alla luna). Il processo di transizione digitale, accelerato dalla pandemia di COVID-19, e l’avvento dei nuovi e più potenti standard di comunicazione, come il 5G e le tecnologie da esso abilitate, sono destinati a rendere i wet cables infrastrutture sempre più strategiche nella società moderna e a porli al centro della competizione geopolitica tra le grandi potenze.


2. Definizione e cenni storici.


I cavi sottomarini collegano Paesi di tutto il mondo, spesso sono lunghi migliaia di chilometri e sono in grado di trasmettere in tempo reale enormi quantità di dati da un punto di atterraggio all’altro. I cavi sono generalmente costituiti da fibre ottiche che trasportano le informazioni, ricoperte da gel di silicio, quindi rivestite in vari strati di plastica, cavi in ​​acciaio, rame e nylon per fornire isolamento a proteggere il segnale. La posa sul fondale marino avviene con navi speciali, c.d. navi posacavi, appositamente costruite per questo scopo, e con l’aiuto di uno strumento che funge da aratro per scavare il solco all’interno del quale posizionare il cavo

Figura 2: interno cavi (wikimedia)

La nascita dei cavi sottomarini risale al 1842, quando Samuel Morse, l’inventore del codice Morse, posò un cavo nelle acque del porto di New York, telegrafando con successo. Pochi anni dopo, nel 1850, la compagnia anglo-francese Channel Submarine Telegraph Company posò il primo cavo commerciale tra l’Inghilterra e la Francia, mentre nel 1858 ci fu la posa del primo cavo telegrafico transatlantico, ad opera dalla Atlantic Telegraph Company, che collegava Terranova (Trinity Bay, nell’attuale Canada) a Valentia, nell’Irlanda occidentale. Il cavo rimase attivo per sole tre settimane prima di rompersi irreparabilmente, ma in questo breve lasso di tempo riuscì a trasmettere la prima comunicazione ufficiale tra due continenti, ossia un messaggio di congratulazioni della regina Vittoria al presidente degli Stati Uniti James Buchanan. Nel 1866, la Anglo-American Telegraph Co. costruì un cavo in grado di collegare stabilmente le due sponde dell’Atlantico. Il successo diede il via alla posa di molti altri cavi, assumendo importanza su più livelli: dal punto di vista tecnologico, i cavi sottomarini entravano nel novero delle infrastrutture essenziali per gli scopi commerciali, geopolitici e di cooperazione regionale delle grandi potenze[1]; dal punto di vista politico, invece, il cavo rafforzava la cooperazione tra il Regno Unito e gli Stati Uniti, contribuendo a consolidare quella special relationship che ancora oggi caratterizza le relazioni bilaterali tra Londra e Washington.


Il progresso tecnologico ha poi consentito l’evoluzione dei cavi e il miglioramento delle prestazioni, portando, nel 1940, all’introduzione dei ripetitori, che aumentano il segnale lungo tutto il percorso dell’infrastruttura, e nel 1955 alla posa del primo cavo telefonico sottomarino, TAT-1. Bisogna aspettare gli anni ottanta invece per la posa dell’ottavo cavo di comunicazione tr