Il cambiamento climatico e l’anarchia in Somalia

Aggiornamento: 10 feb

di Lucas Asmelash

1. Introduzione


Il rovesciamento del governo di Siad Barre del 27 gennaio 1991 a opera delle forze armate del Congresso somalo unito (CSU) è considerata la genesi politica dell’ancora logorante instabilità del paese. Il vuoto di potere che da ormai trent’anni coltiva e ospita un numero imprecisato di attori armati, quali gruppi nazionalisti e islamisti, signori della guerra, milizie di clan e sottoclan, è oggi costretto a includere un ulteriore fattore, nella complessa quanto inesistente equazione amministrativa. Si tratta del cambiamento climatico e delle sue dirette e indirette complicanze sociali.


Gli sforzi internazionali che dal 1992 si prepongono l’arduo compito di ritardare il più possibile il collasso definitivo della Somalia, basti pensare alle prime missioni di pacificazione dell’Organizzazione delle nazioni unite (ONU), sono oggi orientati verso l’avanzamento di politiche non più spendibili sul fronte della sicurezza militare, ma anche su questioni di sicurezza sociale e sostenibilità collettiva. Anche se il contesto di guerra civile porta con sé uno strascico di conflittualità più o meno grandi e dalla difficile se non impossibile definizione, un fattore che rimane poco compreso agli occhi dei più è come il cambiamento climatico in Somalia stia gradualmente compromettendo la solidità di un tessuto umano sempre più debilitato e infermo.


2. Un’economia di sostentamento dai difficili risvolti


Gli effetti del cambiamento climatico che si sostanziano in fenomeni climatici come siccità, inondazioni improvvise, piogge irregolari, interruzione delle stagioni monsoniche, venti forti, cicloni, tempeste di sabbia, di polvere e aumento generale delle temperature sono ormai percepiti lungo tutti i territori della Somalia. La gravità di queste irregolarità metereologiche altera i livelli di produzione agricola nazionale e compromette la stabilità sociale delle comunità rurali e di quelle più distanti dai centri abitati, come evidenziato in un rapporto speciale emesso dal governo somalo nel 2013. A oggi questo rapporto, per quanto datato, rimane la migliore stima dell'impatto del cambiamento climatico nel paese, poiché per ovvie ragioni relative a questioni di accessibilità interna, risulta impossibile la rilevazione di dati più recenti. Essendo il settore primario la principale risorsa produttiva dell’intera struttura economica della Somalia, ammontando addirittura a tre quinti dell’insieme, è chiaro come le preoccupanti tendenze relative alla desertificazione massiccia delle terre preoccupino non solo gli attori governativi locali, ma anche gli osservatori e gli istituti internazionali di ricerca.


L’agricoltura di sussistenza, che non riesce a soddisfare i consumi interni e che impegna una buona parte della manodopera disponibile, si scontra con gli indici di performance del settore dell’allevamento, creando una condizione di ostilità continua e perdurante fra comunità sedentarie e contadine e quelle itineranti pastorali. Entrambi i settori produttivi, gravemente compromessi e debilitati, spostano la bilancia commerciale del paese in netto passivo, sfociando in un debito estero altissimo e in un’impennata generale nei tassi di criminalità e di traffico illecito di armi e merci.

Figura 1- Donne intente a raccogliere acqua potabile (Somalia) – BORGEN Magazine

3. Un paese dalle complesse statistiche sociali


La persistente precarietà govern