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Biden e la politica spaziale: continuità o cambio di rotta?

di Stefano Dossi

L’11 novembre il Presidente eletto Joe Biden ha nominato i suoi “Agency Review Teams”. Queste “squadre” serviranno da ponte nel periodo transizione, analizzeranno lo stato dell’arte in tutti i settori e prepareranno il terreno affinché l’amministrazione entrante possa lavorare in modo efficace sin dall’insediamento. Tra queste vi è anche il team di transizione per gli affari spaziali, che sarà cruciale nel delineare priorità, obiettivi e staff per i prossimi anni. È interessante chiedersi cosa cambierà nella “space policy” del Paese che investe più di tutti in questo settore e se vi sarà continuità con l’amministrazione Trump o gli obiettivi subiranno un brusco reindirizzamento.


1. Introduzione


Il 20 gennaio 2021 si avvicina e Biden prenderà le redini di un contesto complesso. Da un lato dovrà affrontare la grave crisi sanitaria con il Coronavirus che ancora miete un numero impressionante di vittime negli Stati Uniti, dall’altra dovrà mitigare gli effetti dell’onda d’urto economica causata dalla stessa crisi.


Una parte di questa eredità riguarderà lo spazio, un ambiente essenziale per la Difesa, l’economia e la vita quotidiana ma altresì oggetto di una crescente competizione tra grandi attori internazionali. Gli Stati Uniti sono, fin dalla fine degli anni 50, la più grande potenza spaziale. Durante la Guerra Fredda l’Unione Sovietica è stata un avversario potente nella corsa allo spazio. Tuttavia, con il crollo dell’URSS gli USA si sono ritrovati in una posizione dominante sia a livello internazionale che extra-atmosferico. Ad oggi, dei 2666 satelliti presenti in orbita, 1327 sono statunitensi (dati 2019).


2. L’amministrazione Trump e lo spazio


L’amministrazione Trump ha mostrato una certa ambizione sulle questioni spaziali, declinata in termini di obiettivi, azioni e bilancio.


In primo luogo, ha resuscitato nel 2017 il National Space Council, sotto la direzione di Mike Pence. Questo organo, creato nel 1983 da George H. W. Bush e chiuso nel 1993, si occupa dello sviluppo di politiche e delle questioni civili e commerciali legate allo spazio.


In secondo luogo, Trump ha firmato cinque direttive sulla politica spaziale. La prima, datata 11 dicembre 2017, esortava la NASA a ritornare sulla Luna e ha posto le basi per la missione Artemis, che dovrebbe raggiungere tale obiettivo nel 2024 e stabilire una presenza umana sostenibile sul nostro satellite nel 2028. Altre direttive riguardano: la razionalizzazione dell’industria spaziale commerciale, la razionalizzazione dei protocolli per il controllo del traffico spaziale, il rafforzamento della sicurezza informatica per i dispositivi spaziali e la creazione della famosa Space Force, la sesta branca delle Forze Armate statunitensi. Inoltre, all’inizio dell’anno, Trump ha firmato un ordine esecutivo, già trattato in un precedente articolo, nel quale si afferma che l’estrazione mineraria spaziale è in linea con il Trattato sullo spazio del 1967 (il più importante accordo internazionale che regola le attività degli Stati nell’ambiente extra-atmosferico).


A livello di bilancio, vi è stato un progressivo aumento degli stanziamenti per la NASA: da $ 19.65 miliardi nel 2017, $ 20.7 miliardi nel 2018, $ 21.4 miliardi nel 2019 e $ 22.629 nel 2020, circa 0,4% del bilancio federale. Un confronto sui generis [1] si può fare con l’Agenzia spaziale europea (ESA), il cui bilancio totale per l’anno corrente è €6.68 miliardi.


3. La futura amministrazione Biden e lo spazio


Come già accennato, la stesura dei piani del Presidente eletto per la NASA non è ancora avvenuta. Gli esperti non possono dunque fare altro che previsioni, anche a causa della quasi totale assenza del tema ‘spazio’ nella campagna elettorale e in particolare nei famosi dibattiti presidenziali con Donald Trump.


Diversi commentatori si sono sbilanciati nel dire che la politica spaziale americana non subirà cambiamenti importanti sotto la futura amministrazione Biden. Tale opinione prende spunto da un passaggio della piattaforma online ufficiale del Democratic Party che recita:


Democrats continue to support the National Aeronautics and Space Administration (NASA)

and are committed to continuing space exploration and discovery. We believe in continuing the spirit of discovery that has animated NASA’s human space exploration, in addition to its scientific and medical research, technological innovation, and educational mission that allows us to better understand our own planet and place in the universe. We will strengthen support for the United 19 States' role in space through our continued presence on the International Space Station, working in partnership with the international community to continue scientific and medical innovation. We support NASA's work to return Americans to the moon and go beyond to Mars, taking the next step in exploring our solar system. Democrats additionally support strengthening NASA and the National Oceanic and Atmospheric Administration’s Earth observation missions to better understand how climate change is impacting our home planet.”


4. Le possibili priorità dell’amministrazione entrante


Il paragrafo citato fa presupporre una soluzione di continuità con le politiche trumpiane. Tuttavia, per farsi un’idea dei possibili cambiamenti che Biden applicherà alle attività spaziali americane, è importante guardare anche alle scelte della precedente amministrazione, quella di Obama, nella quale Biden ricopriva il ruolo di Vicepresidente. I punti che possiamo trarre sono i seguenti:


4.1 La lotta al cambiamento climatico tornerà ad essere una priorità


Democrats additionally support strengthening NASA and the National Oceanic and Atmospheric Administration’s Earth observation missions to better understand how climate change is impacting our home planet.”


Obama si è sempre mostrato convinto sostenitore della lotta al cambiamento climatico. I satelliti sono fondamentali in questo settore: monitorano i livelli delle acque e i cambi di temperatura, registrano la riduzione dei ghiacci, permettono di rilevare gli schemi delle precipitazioni, prevedere le inondazioni e le altre catastrofi naturali, dando la possibilità di prevenirle o mitigarne gli effetti. L’amministrazione Obama ha gradualmente incrementato il bilancio della Earth Sciences Division della NASA nei suoi anni alla guida della Casa Bianca. Al contrario, Trump, dichiaratamente scettico su questo tema, ha diminuito i finanziamenti dedicati alla ricerca sul cambiamento climatico e ha addirittura cercato di cancellare cinque missioni dedicate alla ricerca in questo campo (poi mantenute ma con un generale taglio dei fondi). Nel 2020 il bilancio della Earth Sciences Division ammonta a $ 1.78 miliardi, circa 140 milioni in meno rispetto al 2017.


Dato che la lotta al cambiamento climatico è una della priorità della prossima amministrazione, è lecito pensare che Biden incrementerà il sostegno finanziario alla Earth Sciences Division.


4.2 Il finanziamento pubblico per la Stazione spaziale internazionale (ISS) potrebbe essere esteso a livello temporale


Trump ha definito il 2025 come anno in cui il Governo americano smetterà di finanziare la Stazione spaziale internazionale per lasciare il controllo dei moduli statunitensi a compagnie private.


Biden potrebbe invece estendere questa scadenza, secondo alcune fonti vicine al Presidente eletto. [2]


Tale decisione potrebbe andare a beneficio delle compagnie private, che avranno più tempo per riprendersi dagli effetti della crisi economica causata dal Coronavirus e per prepararsi a gestire, sia a livello tecnico che finanziario, la parte americana della ISS. È peraltro importante notare che molte aziende hanno stipulato contratti multimilionari con la NASA per il sostegno tecnico per le operazioni della stazione e che, in caso di estensione temporale, potrebbero concluderne di nuovi. Per fare un esempio, Boeing riceve $ 225 milioni all’anno con contratto in scadenza nel 2024 per il supporto tecnico al laboratorio americano della ISS.


4.3 L’obiettivo “uomo – di nuovo – sulla Luna e oltre” rimarrà nell’agenda presidenziale ma sarà probabilmente rimandato a dopo il 2024


“We support NASA's work to return Americans to the moon and go beyond to Mars, taking the next step in exploring our solar system.”


La frase riportata dal manifesto del Democratic Party testimonia la continuità politica per quanto riguarda l’allunaggio e lo sbarco su Marte. La generalità dell’affermazione e la mancata menzione dell’obiettivo temporale – il 2024 – fa però pensare che Biden possa estenderne la deadline. I motivi sono tecnici, economici e legati alla diversa scala di priorità del Presidente eletto rispetto a quello ancora in carica.


A gennaio 2020, il Congresso aveva approvato una proposta di legge che prevedeva, tra le altre cose, l’obiettivo di riportare gli astronauti statunitensi sulla superficie lunare entro il 2028. Donald Trump, nonostante il parere negativo della NASA, preoccupata per la mancanza di sufficienti fondi e le difficoltà tecniche (le cui criticità sono state in precedenza illustrate qui e approfondite qui), aveva trionfalmente annunciato che i boots on the Moon sarebbero stati messi entro il 2024. A seguito di questa decisione, la NASA aveva chiesto invano al Congresso $ 28 miliardi aggiuntivi. Per gli esperti il raggiungimento di questo obiettivo è impossibile.


Biden probabilmente recepirà i suggerimenti degli esperti e allungherà i tempi per dare ai tecnici il tempo e i fondi sufficienti per superare le attuali difficoltà tecniche legate al programma ed evitare errori dovuti alla fretta, con possibili conseguenze catastrofiche.


4.4 La competitività tra le aziende spaziali sarà favorita


Il ruolo delle compagnie private nelle attività spaziali è una costante a livello internazionale e in particolare negli Stati Uniti. La NASA ha recentemente incrementato la sua collaborazione con aziende del settore pubblicando bandi per lo sviluppo di dispositivi e tecnologie spaziali. Si pensi al lancio, dal Kennedy Space Centre del razzo SpaceX Crew Dragon, sviluppato dall’azienda di Elon Musk, che ha portato quattro astronauti sulla Stazione spaziale internazionale. Questo avvenimento ha una portata storica e apre una nuova era spaziale per gli Stati Uniti. Infatti, dopo il 2011, anno in cui il programma Space Shuttle fu chiuso, il monopolio dei voli spaziali finì in mani russe: tutte le agenzie spaziali pagavano, e tuttora pagano, i posti a sedere sulla navetta Soyuz, un dispositivo dell’era sovietica ancora funzionante. Il successo di questa missione è il completamento del Commercial Crew Program, lanciato dall’amministrazione Obama.


Dati i risultati incoraggianti, Biden quasi certamente continuerà a salvaguardare e a rafforzare il ruolo dei privati nella corsa allo spazio.


5. Conclusioni


In conclusione, i cambiamenti rispetto all’era Trump si prospettano limitati ma rilevanti, soprattutto in termini di impatti su grandi temi dell’agenda internazionale, come il cambiamento climatico. A parte le priorità, si può ritenere che Biden non cambierà la struttura di supporto politico/militare creata da Trump: il National Space Council e la Space Force quasi certamente non verranno smantellate. Ora resta da vedere a chi sarà assegnato il ruolo di Amministratore della NASA - Jim Bridenstine ha già annunciato le sue dimissioni – e quale sarà il piano ufficiale dell’amministrazione entrante.


(scarica l'analisi in pdf)

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Bibliografia


[1] Sui generis dal momento che la NASA è un’agenzia del governo federale mentre l’ESA è un’organizzazione internazionale a cui partecipano 22 paesi europei.


[2] Roulette J., Johnson E. M, Why NASA's moonshot, Boeing, Bezos and Musk have a lot riding on U.S. election, Reuters, 30 ottobre 2020. Consultabile all’indirizzo https://www.reuters.com/article/us-usa-election-space-race/why-nasas-moonshot-boeing-bezos-and-musk-have-a-lot-riding-on-u-s-election-https://www.reuters.com/article/us-usa-election-space-race/why-nasas-moonshot-boeing-bezos-and-musk-have-a-lot-riding-on-u-s-election-idUSKBN27F1C0 .


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