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America latina: tanto vicina a noi, ma così lontana

(di Irene Piccolo)

I confitti di cui questa rubrica parla non sono solo i conflitti armati, ma anche quelli economici, sociali e potenziali. Si mira a segnalare e coprire tutte quelle situazioni in cui i contrasti sono esplosi o, latenti da tempo, sono pronti a esplodere.

Dopo avervi portato in giro questi mesi per Africa, Asia ed Est Europa, è giunto il momento di affacciarci sul continente americano e, nello specifico, sul mondo latinoamericano, a volte così spesso assimilato – emotivamente – all’Italia (se si pensa ai tanti migranti che dal nostro Paese si sono trasferiti lì creando un sostrato peculiare di molte nazioni, come l’Argentina o il Brasile) ma al contempo così poco compreso. E basti in quest’ultimo senso pensare a tutte quelle realtà indios, in alcuni casi sfruttate e non comprese, come in Amazzonia e Guatemala, o in altri portate sul trono come in Bolivia.

Nell’America latina (con ciò intendendo centro e sud America) sono all’ordine del giorno le guerre per la droga tra i trafficanti, quelle per lo sfruttamento delle risorse tra indigeni e multinazionali, quelle sociali tra attivisti e corrotti. Sto naturalmente semplificando senza alcun intento di banalizzare: le categorie e le situazioni da citare sarebbero infinite e, se in genere consideriamo il Medio Oriente un groviglio di dinamiche da districare, credo che non si possa dire di meno dell’America latina.

Le ultime settimane ci forniscono molti spunti: ad esempio la condanna di Lula, presidente del Brasile dal 2002 al 2010, a 12 anni di carcere per essere stato corrotto, a suon di tangenti, dalla Petrobas (società petrolifera brasiliana), mentre alcune settimane fa l’uccisione dell’attivista Marielle Franco aveva sconvolto il mondo; in Nicaragua la protesta per la riforma delle pensioni voluta ed elaborata dal governo sandinista è degenerata in scontri e disordini di entità pericolosa che fa tornare alla memoria quanto avvenuto in Venezuela alla fine dello scorso anno. Venezuela che ancora cova dentro di sé un conflitto sociale irrisolto; il 22 maggio ci saranno le prime elezioni dopo la riforma costituzionale voluta dal presidente Maduro (il successore di Chavez) e, nel frattempo, il Paese - nel tentativo di superare le difficoltà causate dalle sanzioni degli Stati Uniti - ha emesso a febbraio una criptovaluta legata al petrolio (la vera ricchezza del Paese): il petro.

Questi sono solo alcuni spunti. Iniziamo da oggi a riflettere un po’ di più sull’America latina. 

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