Afghanistan: la più lunga e costosa campagna militare della storia d’Italia

Aggiornamento: 2 feb

(di Irene Piccolo)

Ieri vi è stato un nuovo triplo attacco (nel nord, nell’est e nell’ovest del Paese) in Afghanistan, condotto dalle forze talebane.

I nostri media, purtroppo, ormai ne parlano davvero poco ma nell’ultimo anno la situazione, che già nel 2016 si delineava con chiarezza, ha assunto connotati sempre più decisi: i Talebani stanno riprendendo il controllo dell’Afghanistan.

Sebbene i contingenti internazionali siano stati presenti in maniera ininterrotta (dal 2001 al 2006 Enduring Freedom, seguita dalla missione Isaf fino al 2014 e, attualmente, da Resolute Support), già a fine 2016 i Talebani avevano ripreso il controllo di quasi la metà del territorio afgano.

Ciò è dipeso da diverse variabili: una di queste è sicuramente il fatto che le forze straniere avevano iniziato a rimanere dentro le basi (non da ultimi gli italiani a Herat), limitandosi a formare la polizia afgana e delegando quindi a questa la lotta contro i Talebani. Un’altra variabile è sicuramente il fatto che le "vere" basi talebane non si trovano e non si sono mai trovate in Afghanistan, bensì nel Pakistan nord-occidentale, da dove partivano le incursioni su territorio afgano. Per cui, se la lotta effettiva non si conduce prima lì, in Pakistan, le vittorie afgane saranno vittorie di Pirro.

Guardando poi nello specifico al contributo italiano (1.037 uomini, contingente secondo per numero solo a quello americano, e un costo ufficiale di 6,3 miliardi di euro), a metà 2016 il governo Renzi era pro