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L’abominio necessario della comunicazione

Aggiornamento: 13 lug 2022


1. Il mio odio per le notifiche


Carissimi impiegati,


bentrovati! Anche questo mese è giunta l’ora della consueta lettera alle mie api operaie. Ho deciso, in questi giorni di afa (che io tollero alquanto bene grazie al gas russo stoccato in anticipo e utilizzato per meravigliosi condizionatori, di cui voi, invece, verrete privati a breve per il bene dell’umanità democratica), di parlarvi della vostra comunicazione, o meglio della comunicazione che tanto amate in questi allegri e fastosi tempi digitali fatti di locura!


Dovete sapere, tuttavia, che il vostro Direttore Conte è, nella realtà dei fatti, vintage. Si sa, anche per noi privilegiati, che abbiamo un’aspettativa di vita del 30% superiore alla media, arrivano i tempi in cui le nuove tecnologie risultano astruse e fastidiose, motivo per cui io non gestisco i miei citofoni digitali, ma continuo a usare un’intera segreteria. Ogni segretaria ha un citofono digitale a me intestato, e a ogni notifica mi chiede il permesso di esporla. Purtroppo, ciò comporta che io sia costantemente assillato dalla comunicazione mainstream, in particolar modo da quella fatta di slogan, quegli slogan che gli intellettuali imputano ad alcuni leader politici populisti, ma che in realtà sono utilizzati da tutti, in particolar modo attraverso una piattaforma cinguettante che ha reso dei geni anche i baccalà che fino all’altro giorno, al massimo, facevano qualche sketch comico sui canali televisivi commerciali.


Io odio le notifiche, ma ritengo la comunicazione sia estremamente importante, soprattutto per il dominio delle mie care, benvolute api operaie.


2. La comunicazione come lavatrice


Come dicevo, la comunicazione è importante, soprattutto per la nostra beneamata ditta. Serve per pulire la nostra immagine. Serve per farvi capire che siamo buoni e che il vostro lavoro poco pagato è utile alla comunità. Viviamo nel mondo dell’informazione, e giustamente facciamo informazione. Facciamo qualche esempio. Avrete udito tutti di questa nuova moda… come si chiama? Ah, già, la cyberqualcosa. Ecco, noi mandiamo ogni settimana i nostri cyberdirigenti a parlare a convegni di cybersupercazzole e investiamo milioni di euro in consulenze, e su tutti i social e attraverso le sponsorizzazioni sui giornali e altro parliamo di quanto si contribuisca, noi, alla sicurezza digitale del paese! Certo, poi voi lavorate su personal computer mutuati dalle unità di artiglieria della Grande Guerra e sui monitor avete il fogliettino giallo con su scritta la password “12345678megaditta”, che si sa, tendete a dimenticare e – giustamente e legittimamente – a infilare nel vostro selfie per il vostro pezzentissimo account Instagram in cui vi spacciate per supermegamanager, quando in realtà siete solo una delle mie amate api operaie.


Oppure, pensate a quanto la nostra amata Megaditta tiene a valori politically correct. Per esempio, l’inclusività e la lotta al gender gap. Questi sono temi importanti, per i quali le nostre amate operaie del reparto comunicazione lavorano assiduamente, e la nostra lotta al gender gap è infinita. Motivo per il quale la mia segreteria è composta esclusivamente da donne under 40, senza laurea, dotate di divisa classica, cosicché capiscano l’uguaglianza, fatta di lunghette nera, camicetta bianca stretta, adeguato reggiseno, ai piedi rigorosamente Louboutin Dolly Pump (vi inserisco un bel riferimento, perché lo sapete, ci tengo alla vostra formazione continua). È il motivo, lo avrete intuito, per cui, mentre le mie segretarie usufruiscono a turno di 2 mesi di ferie, che passano in località esotiche scattandosi selfie su barche da sogno, voi dovete affittare un barchino con altri 32 pezzenti per poi spacciarvi per benestanti, nonostante abbiate due lauree e quattro master.


Ora, ci tengo a specificare che tutte le mie segretarie sono state adeguatamente selezionate dalla nostra funzione HR, perché come diciamo sempre, le soft skills sono importanti!

Un altro esempio è il concetto di green. Le energie rinnovabili sono importanti! Il pianeta è importante!


Quindi daje de centrali a carbone per ostacolare il Dottor Male! Quest’ultimo esempio viene detto dalle solite menagrame pecore rosse, tipo Folagra, greenwashing.


Perché alla fine, oggi, la comunicazione è questo: una lavatrice, in cui metti i panni sporchi ed estrai panni puliti. Quello di cui non dovete però tener conto, è che quei panni sono sempre i soliti cencetti che avete comprato al mercato.


3. Il meglio, però, sono i cinguettii


Non volevo comunque parlarvi della comunicazione della nostra amata, green, inclusiva, digitale, sicura, etica Megaditta, perché come sapete le mie lettere mensili sono uno sguardo alla vostra vita, una vita che deve essere equilibrata e che al di fuori delle 218493 ore di straordinario mensile (non pagate, perché voi siete api operaie etiche, che producono miele per il bene comune, mica per il mio!), deve essere incentrata sul life-work balance.


Ho chiesto quindi alle mie segretarie di privarsi di un po’ del loro tempo speso su OnlyFans, dove legittimamente guadagnano più di voi, per introdurmi al mondo dei cinguettii cui tante ore dedicate sui vostri citofoni digitali comprati a rate e aventi un valore nella maggior parte dei casi maggiore del vostro stipendio mensile, perché la verità è che a voi piace la semplicità dell’apparenza, in uno slancio intellettuale alla lavoro dell’attore su se stesso di stanislavkijana memoria: perché se noi usiamo la lavatrice, è perché voi ci avete insegnato a usarla, ne avete sottolineato l’importanza, la locura, come dicevamo. Perché in un mondo complesso fatto di morte, l’importante è l’ultima tizia col pelo ascellare, ma con le Louboutin! Perché la semplicità, fatta di ipocrisia e benpensantismo, è il sale della vita, il cacio sui maccheroni, er guanciale na’amatriciana, er silicone nella camicetta della segretaria.


E per questo, nonostante l’odio per le notifiche, mi sollazzo con i cinguettii di alcuni vostri colleghi – non della Megaditta, ma pur sempre pezzenti nell’animo – che scrivono liste di proscrizione contro chi parla di “complessità”, perché si sa, cercare di spiegare il mondo, pur incorrendo nell’errore come la filosofia della scienza postula, è un crimine contro l’umanità.


O con quelli di una Signorina Silvani che, probabilmente a causa di notevoli frustrazioni, da quattro mesi non parla altro che del Dottor Male, inducendomi a pensare sia presa da una sindrome ossessivo compulsiva causata da un rifiuto dello stesso in termini amorosi.


O col cabarettista che si è fatto improvvisamente esperto di relazioni internazionali.


O con quel simpaticone (uno come esempio, dozzine nella pratica) che pensa bene che attaccare il lavoro dei colleghi sia la miglior strategia per farsi bello e ottenere tanti like, come li chiamate voi (d’altronde, si sa, spalare merda nella latrina altrui è più etico, giusto e meglio che costruire case).


O con tutti i vostri account, dai quali, spesso al riparo di uno schermo e con un’adorabile vigliaccheria militante, insultate, blastate, millantate, supercazzolate come se fosse antani; account dei quali ammiro in particolar modo il trasformismo professionale al cui confronto quello politico primorepubblicano era a dir poco amatoriale: in pochi giorni riuscite a passare dall’essere allenatori di calcio a virologi, da virologi a geopolitici, da geopolitici a esperti di armamenti, da esperti di armamenti a economisti, da economisti a ingegneri nucleari. Dio mio, quante competenze! Quale Mega Direttore non vorrebbe così tanti esperti alla propria corte! Io purtroppo non sono così illuminato da portarvi alla mia Segreteria, preferisco sfruttarvi lì, dove meritate di stare, alla base della catena produttiva, colonna portante di un mondo in rovina che si descrive attraverso i filtri di Instagram, e tenermi le mie segretarie mammellute: ignoranti, ma belle.


4. Concludendo: “io vi stimo molto”


Questa è la verità: io vi stimo molto, miei beneamati coglionazzi. Invidio la leggerezza con cui descrivete ipocritamente la vostra vita, tra una vacanza rateizzata e il preferire 150 like alla foto di un piede, piuttosto che un sano confronto intellettuale dal vivo. Perché utilizzare neuroni, sinapsi e conoscenze, quando si può ottenere di più con un piede in foto? Minimo costo, massimo profitto! Una lezione imprenditoriale non da poco! Perché ricercare cause e scenari previsionali nelle relazioni internazionali, quando lanciare invettive ideologiche in pochi caratteri permette di ottenere molte più interazioni? Perché la quantità è importante, non la qualità! L’apparenza conta, la realtà no! Ed ecco, ricordiamoci una lezione data da uno dei miei maestri spirituali, Don Bastiano: anche il Cristo è morto da infame e io vi perdono, mie cari pecoroni invigliacchiti, che non siete padroni di un cazzo, tantomeno della vostra consapevolezza.


Con amore e dedizione alla causa, il vostro beneamato


Gran Farabut., Figl. di Mignot., Lup. Mann.,

Direttore Conte

LOBBIAM

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